Prologo sorrentino

Statua di pescivendola, Positano

Positano, 30 ottobre
Il "rigato" mi ha portato giù giù fino a Positano, poco oltre la meta prevista, Napoli. Nel mezzo, una gran voglia di fuga, indefinita nei perché e nei per dove, una zingarata verso una decisione che, come al solito, avverrà per caso e per umore, conscio che poi alla fine è l'inconscio a scegliere, prendendosi la ragione. Sono partito col grigio, una mattina riminese grigia fin dentro le notizie, grigie anche le Marche, a chiazze e buchi come l'asfalto. Giusto l'Abruzzo ha cominciato ad esser colorato, di un tardivo autunno. E poi il Lazio, coi colli romani, colorato di pini e ulivi e casoni e agglomerati, mentre il rigato pian piano diventava nero notte, di là tre file di doppie luci bianche, di qua coppie di rosse, a tratti fiammeggianti.

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Piccole Sysop crescono

La mia "boetta" rossa ha lanciato tre squilli, poi è ammutolita. Lascio il mio riordino domenicale sperando nella risposta ad un sms lanciato nell'etere poco prima, come una bottiglia in mare. Ma non è così, ed il display mi restituisce un 393, sconosciuto alla rubrica e alla mia memoria. Richiamo: per dovere - anche se è domenica - se ha sbagliato non risponde ed è morta lì. Invece "Ciao, sono Luana, come stai?" mi fa una giovane voce, che non aggiunge nulla all'anonimia del numero. Ha sbagliato, e aggiungo un poco di identità - kikko - per aiutarla nella conferma.

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Una cartolina dal passato

V. ha preso la via dell’Egitto. Una vacanza verso il sole, al termine di una stagione piovosa che più lamentosa, qui, non si può. Cairo, ovvero Giza, come avrei dovuto ricordarmi organizzando il mio ultimo lavoro oltre il fiume. E invece me l’ha dovuto ricordare lei, mentre pianificavo - si fa per dire – un paio di pagine. Un po’ di panico, inutile dacché ci sono ancora dietro, un sorriso compiaciuto – un viaggio è sempre un viaggio, cavolo – e un lampo d’empatia: “Mi fai un favore?” le chiedo, conoscendo già la sua giovane disponibilità.

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Prima contare, poi pubblicare

Circe

Ho ritrattato un post, che terminava con una domanda, trattenuta lì da qualche scrupolo, o superIo come direbbe Franco, al termine di una vigorosa infuriata. E mentre Circe mi versava la sua pozione - un chianti, abbandonato morbidamente nel bicchiere, come il suo sguardo e le sue dita inanellate da una moneta antica – trovavo nel suo piano americano e nelle ancor più accomodanti movenze la risposta: sì, ho peccato. D’ira. Un peccato capitale. Il peggiore, perché si potrebbe tranquillamente superare, o evitare di scontare, se solo ricordassi la più elementare delle cose: contare.

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Cento di questi Giordano

Giordano Gentilini

Giordano oggi compie ottant'anni. Da qualche giorno uno stuolo di amici, amiche, compagni, si sta mobilitando per festeggiarlo degnamente. Non il traguardo, invidiabile certamente, ma lui, la sua discreta presenza e storia, il suo – scusate il termine politico – percorso, il suo valore.

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