Nostalgia canaglia (e rompicoglioni, alla lunga)

Il vecchio nautofono di Rimini - foto Corriere Romagna

Un giorno la nebbia era tanta che non si vedeva da qui a là, cioè una decina di metri, forse anche meno. Ero imbarcato su un peschereccio vecchio, con la prua a picco che sembrava un bragozzo e la poppa allungata che sembrava la coda ritta di un tacchino, con un comandante che definire alcoolista era un eufemismo: una cassa di vino bianco gli durava un giorno in mare. Stavamo tornando in porto e per un po' abbiamo viaggiato a radar, ma vicino all'imboccatura non bastava più: toccava seguire il nautofono e guardare.

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Giulia (Sarti) vs Julia: due eroine e un confronto. Impietoso.

Julia e Winston, scena del film 1984

La cosa che mi indispettisce nella vicenda di Giulia Sarti è che è riuscita ad incarnare l’omonima eroina di 1984, però sminuendola. La sola idea che Sarti sia riuscita ad evocare Julia, uno dei più bei personaggi di George Orwell mi fa inorridire. Perché per chi ama la letteratura i personaggi sono reali. Anzi, più che reali, sono in qualche modo sacri. Per questo siamo così cauti e diffidenti quando qualcuno cerca di renderli tangibili. E Giulia Sarti, in parte e sopratutto in peggio, c’è riuscita.

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Roberto, sesto anniversario

Roberto Rotelli

… la verità è che ancora oggi restiamo muti o troviamo brandelli di parole, subito vuote, mentre la vita va semplicemente avanti. E non ci basta questo silenzio gonfio di dolore, che sale e se ne va, come se la nostra vita insieme fosse perduta. Come può essere perduta? Abbiamo parole per ogni cosa vana e invece a tanta bellezza riserbiamo il silenzio?

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Qualche altra ragione perché voto Sì e perché penso che una parte della sinistra del No fa una battaglia di sopravvivenza

I duellanti, scena della ritirata di Russia

Non mi riconosco in Renzi. Ma in questa tornata referendaria mi riconosco ancora meno nelle ragioni del No. In nome di una pretesa fedeltà alla Costituzione alcuni, non tutti, a sinistra contrabbandano la loro incapacità di dialogare con la contemporaneità. Non hanno il coraggio di cambiare – CAMBIARE – e allora riesumano paure e parole d’ordine cresciute all’ombra del muro di Berlino. Le hanno preservate dalle macerie per cullare la loro sopravvivenza, in uno scenario antico che l’elettorato e la globalizzazione ha già ampiamente spazzato via.

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Dopo tante parole ascoltate, esprimerò un monosillabo per il cambiamento: sì.

Palazzo Madama, Roma

Io voterò sì al referendum del 4 dicembre. E non lo farò per sostenere questo o quel governo, questa o quella maggioranza, ma perché questa è, sopratutto, un’ottima occasione per superare un bicameralismo paritario inutile e anacronistico. E francamente sono stanco di vedere tentativi di rinnovare la nostra formula parlamentare naufragare nelle secche della tattica politica e nell’agitazione del consenso. O peggio, nella resilienza di figure politiche ormai ampiamente messe all’angolo dal tempo e da loro stesse.

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