Doveva essere più o meno in questo periodo, nel 1983, che il "Ragnetto" faceva base ad Aberdeen. L'avevo lasciato a Porto San Giovanni, per il mio turno di ferie, mentre la squadra rimasta a bordo lo portava dalle correnti di Scilla e Cariddi alle acque gelide del nord Europa. Mi dispiacque, doppiavano Gibilterra e passavano dal golfo di Guascogna, un doppio appuntamento che ricorreva nel chiacchiericcio di radio Bordo, il primo come ineludibile battesimo - si usciva dal Mediterraneo, il tuo libretto di navigazione passava in serie A - il secondo illustrato come un cimitero delle navi, la prova suprema dello stomaco. Entrambi raccontati con effetto per far drizzare le orecchie dello sbarbatello di turno, stessa enfasi che accompagnava gli scherzi - atroci, ma inevitabili - dell'iniziazione. E lo sbarbato abboccava, eccome. Così, ad Aberdeen, appena tornato a bordo del "Saipem ragno due", avevo la certezza di aver perso qualcosa. Ma dei tanti Omero ritrovati nessuno che apriva bocca per raccontare il viaggio. La Guascogna aveva picchiato duro e tutto l'equipaggio avevano rovesciato anche l'anima. Tutti, tuttitutti meno che uno, il pilota del sommergibile tascabile, un francese un po' scontroso (come del resto lo erano quasi tutti i sub). Per cui, lui stava zitto di suo, gli altri invece glissavano raccontando con enfasi di ben più tempestose vicende della ballerina della compagnia, a cominciare dalle Shetland, quando il divano, che era avvitato al pavimento, non potendosi muovere si smontò, mandando il secondo e un macchinista a flottare per la stanza della televisione. Continua la lettura »






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