Francia

Mors tua, vita mea

cimitero di guerra americano in NormandiaFerragosto, ho lasciato Rouen per la costa. Avevo voglia di mare e mi sono trovato in mezzo alla guerra, ben presente 62 anni dopo. Tutto ricorda l'operazione Overlord, il D-Day, sulla costa. In ogni paese è un gran sventolare di bandiere alleate, cartelli con itinerari, musei e memoriali, oltre a qualche vestigia dell'orrore che affiora, tra la campagna e il mare della tranquillità. I paesini della costa ribollono di turisti, inglesi, olandesi, parecchi italiani, famiglie in camper, comitive e motociclisti, che riempiono bistrot e ristorantini a tutte le ore. Arrivo a Courseulles sur mer - Juno beach in codice - per cercare una stanza, ma la lascio poco dopo. La giostrina sulla piazzetta centrale, il minigolf, gli alberghi impavesati e i posti auto tutti pieni: rimetto in moto e passo al paese seguente, Arromanches, Gold beach in codice. E' ancora più denso. Ma sono le 2 e ormai - realizzo - un posto vale l'altro: anche qui la giostrina, gli alberghi impavesati, non vedo il minigolf, ma sarà da qualche parte. Trovo una stanza e inizio il mio tour "dans la guerre".  Continua la lettura »

Vigilia di Ferragosto, a Rouen

rouen_37Il tabacco Gauloises l'ho trovato a 50 km da Parigi. E' stato come ritrovare un amico dove ti aspetti l'imponderabile, ma non lui. E l'ho lasciato in silenzio, fino alla prima destinazione, Rouen. Lo rollo all'Agorà café, prima sosta dopo una passeggiata in questa cittadina di provincia densa di sorprese. Svoltando da Notre Dame, mi imbatto in Rimini. Sissì, proprio lei, richiamata sulla vetrina e nella tenda di un negozio di calzature, proprio di fronte alla chiesa. Ah, cominciamo bene, penso. Poi, seguendo il gotico mozzafiato della cattedrale, ho peregrinato lungo le facciate delle case a falda, d'età variabile tra il '300 e il '700, schierate nel centro storico. Una quinta incredibile che incastona, al piano terra, la modernità del franchising, MacDonald compreso: travi in legno, intonaco, ardesia e saldi, questi ultimi inseriti, almeno, con gusto.  Continua la lettura »

Un calice di Calvados

Quando sono partito lo sai: ho saltato a piè pari la tua consegna. Poi mi sono immerso nell'apnea del viaggio, lungo le autostrade che mi portavano via da Rimini, te compresa. Un po' mi è spiaciuto, me ne rendevo conto quando canticchiavo con più vigore un pezzo o quando affondavo il gas per superare un'auto che mi avrebbe, poi, distanziato. Chose comme ça.

Da Chambery, passato il Frejus, ho preso la strada a mattino inoltrato, verso Lione, grigia di nuvole e di pioggia. Man mano che la strada per Parigi si accorciava, i monti si sono arrotondati, le colline hanno lasciato lo spazio alla campagna mietuta, a larghe chiazze boscosa. Dolce, anche se trafitta dall'asfalto. Correvo, correvo, ma i cartelli mi restituivano sempre troppi chilometri. Il tempo si stava dilatando, cominciavo ad essere stanco, un po' nervoso, accendevo il cellulare per prendere una foto – troppo tardi, il soggetto era già passato – per spegnerlo quando arrivava un messaggio indesiderato.  Continua la lettura »

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