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Note sparse su fatti, fatterelli e persone

Qualche altra ragione perché voto Sì e perché penso che una parte della sinistra del No fa una battaglia di sopravvivenza

I duellanti, scena della ritirata di Russia

Non mi riconosco in Renzi. Ma in questa tornata referendaria mi riconosco ancora meno nelle ragioni del No. In nome di una pretesa fedeltà alla Costituzione alcuni, non tutti, a sinistra contrabbandano la loro incapacità di dialogare con la contemporaneità. Non hanno il coraggio di cambiare – CAMBIARE – e allora riesumano paure e parole d’ordine cresciute all’ombra del muro di Berlino. Le hanno preservate dalle macerie per cullare la loro sopravvivenza, in uno scenario antico che l’elettorato e la globalizzazione ha già ampiamente spazzato via.

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Dopo tante parole ascoltate, esprimerò un monosillabo per il cambiamento: sì.

Palazzo Madama, Roma

Io voterò sì al referendum del 4 dicembre. E non lo farò per sostenere questo o quel governo, questa o quella maggioranza, ma perché questa è, sopratutto, un’ottima occasione per superare un bicameralismo paritario inutile e anacronistico. E francamente sono stanco di vedere tentativi di rinnovare la nostra formula parlamentare naufragare nelle secche della tattica politica e nell’agitazione del consenso. O peggio, nella resilienza di figure politiche ormai ampiamente messe all’angolo dal tempo e da loro stesse.

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Un pomeriggio all'asilo

Roberto Rotelli all'asilo, insieme ai compagni di allora, tra i quali Stefano Vitali

Passando per via Oberdan lanciavo sempre uno sguardo al vecchio cancello in ferro, invariabilmente chiuso. Lo varcavo a cinque anni: asilo di Maria Bambina. Mi aspettava suor Maria, paciosa e bonaria, con un vago accento padano che oggi non saprei collocare. Potrei provarci, ma so che la memoria fa brutti scherzi: aggiunge colori e luoghi e dettagli e incrollabili esattezze del tutto false se la solleciti con troppa veemenza. Si ingegna a darti risposte che non ha, il cervello, spacciandole per vere.

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Non siete andati a votare? Ecchissenefrega.

Jim Carrey, Truman

Non sono preoccupato per l'astensione. Anzi, non me ne frega niente. Non credo nemmeno sia lo specchio della “cattiva” politica. Credo sia lo specchio di una cattiva società. Perché dovrei preoccuparmi di chi non vota, di chi non si interessa della cosa pubblica? Se non ha nemmeno mezz'ora da dedicare a una passeggiata al seggio vicino e a fare un segno elementare, come una croce sul simbolo, non credo sia il sintomo di una cattiva politica. E' il sintomo di un'apatia sociale. Alle elezioni delle Regionali ce n'erano di liste – e di candidati - adatti a tutti i gusti.

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Ragazzini per sempre

Paura e delirio a Las Vegas

Venerdì solitario spataccando sul web. Squilla il cellulare. E' l'una passata e sul display campeggia il nome di uno degli irriducibili della tagliatella, che sapevo in trasferta in Valmarecchia. Stupito per l'ora – da branda inoltrata per quei bradibi – rispondo immaginando un possibile invito alla birra della staffa. Talvolta, capita che inseguano la gioventù perduta. «Cosa fai?» Studio un template per un sito di un amico. «A quest'ora?!» Sai com'è... E te? «Passo da te che devo andare in bagno». In bagno?! Stupito per la richiesta, aspetto il bradipo, immagino mezzo sbronzo.

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