Fumetto

Oroscopi e oroscopisti: Rob Brezsny. Ovvero, come l'eccezione non conferma la regola ma se ne fa una tutta sua

Io non credo agli oroscopi. Nel senso: che gli astri ci influenzino, beh, non me lo sono inventato io: guardate le maree e pensate a come siamo infinitamente più piccoli del mare. Per cui una forte influenza su di noi, gli astri l'avranno di sicuro. Mi fanno impazzire invece gli oroscopi che leggo in giro. Non so perché, mi ricordano le pesche di beneficenza: tiri fuori qualche cosa dal bussolotto e se hai fortuna si adatta alle tue esigenze, se non hai fortuna butti via il cartiglio o l'oggetto che hai vinto appena svoltato l'angolo.  Continua la lettura »

I libri che metterei sotto l'albero di Natale (che non ho fatto ma prima o poi mi deciderò a rifarlo). Parte prima.

Il Natale è tempo di decisioni. Fondamentali: cosa regalo a parenti, amici, conoscenti ecc ecc? Di solito, aspetto gli ultimi giorni, quando ormai sono tutti in preda alla frenesia del "mi manca il regalo per questo, quello e quell'altro ancora, cavolo, e non so cosa regalare". Io invece sono solo drammaticamente in ritardo con l'idea guida che accompagnerà i miei regali, rigorosamente mono tono. "Quest'anno faccio l'etnico": e giù set da colazione equo solidale nel senso di cibo e oggetti dal terzo mondo. Oppure cesti "cibi da aziende locali biologicamente compatibili", oppure libri. Ho pur detto che sono mono tono. Ecco, lo sono anche nei regali. In Serie. Personalizzati, ma in serie. I libri sono i regali che preferisco. Non riceverli, farli. Ma non è detto che quest'anno li regali. Però, se li regalassi, rovisterei nella mia memoria emotiva e penserei a quelli che quest'anno mi hanno dato più emozioni.  Continua la lettura »

Bring the boys back home: l'11/9 l'ho passato sul sito di Doonesbury

doonesbury_allUndici settembre. Questo anniversario lo passo a leggere il sito di Doonesbury, la striscia disegnata da G. B. Trudeau che da 35 anni accompagna la vita americana, raccontando dal campus in poi un nugolo di personaggi a zonzo nella società: scuola, mass - media, politica, religione, cazzeggi, Cia. Per colmare un blackout di lettura di anni – la leggevo da ragazzino sui Linus che trovavo a casa – ho comprato un volume, “Bel lavoro, George”, dove Trudeau racconta con ironia la politica Usa in questa guerra, ovviamente da liberal, contrario. Nel libro trovate questa frase: “Enzo Baldoni, il traduttore storico di Doonesbury rapito e ucciso in Iraq nell'estate del 2004, ha definito questa striscia "la più complessa, arzigogolata, intricata soap opera mai fumettata. Ma anche la più intrisa di umana pietà, di sensibilità, di passione civile". Credo sia una buona definizione, più chiara ed efficace di quanto ho scritto e scriverò.  Continua la lettura »

Sabato con l'Alligatore, Igort e Carlotto. E pure lunedì notte.

Mi piace Igort. Non da sempre, negli anni '80, avevo Andrea Pazienza negli occhi. Totalizzante. Poi, ho letto “5 è il numero perfetto”, giallo a fumetti ambientato a Napoli, la storia di un vecchio camorrista in pensione che stana sé stesso dando la caccia agli assassini del figlio, lui pure camorrista. L'ho riletto molte più volte del titolo. E me lo sono goduto. Meno male, ho ancora spazio per maturare. In realtà Igort ha fatto qualcosina di più di alcuni buoni libri: è una delle buone ragioni per ricominciare a rimpinguare la sezione fumetti nella libreria. Riaccendere la luce e tornare alle radici delle mie avide letture, per partire verso qualcos'altro. Qualcosa di nuovo. Igort è un'ottima compagnia. Il suo sito, Storyteller, la casa editrice che dirige, Coconinopress, ottime guide. Le graphic novel un bel territorio. Il giallo, anche in questa forma narrativa, un bel sentiero.  Continua la lettura »

Bush alle Termopili: 300, la politica estera americana al cinema

Bush come Leonida, gli Usa come i guerrieri spartani, baluardo della cultura occidentale contro le orde dei persiani, colorite, debosciate e poco guerresche, fermate in un bagno di sangue. Potrebbe essere questo il breve riassunto di 300, il film splatter sulla battaglia delle Termopili che ho avuto la sventura di vedere pochi giorni fa. Una ricostruzione storica decisamente virata verso la contemporaneità, e nemmeno troppo fedele, stando un po' ai ricordi scolastici e un bel po' alla consulenza della mia storiografa di riferimento: Galatea. Insomma, 300 è un pacco galattico, che strizza poco gli occhietti ai fatti e molto invece alla suggestione delle immagini, con qualche chicca decisamente incredibile, il tutto a tinte fosche. Una stupida esaltazione di Sparta la guerriera, raccontata a partire dalla selezione dei suoi cittadini gettando i neonati inadatti al mestiere delle armi dalla rupe – un modello usato poi dai nazisti, tanto per restare in tema con la storia, con mezzi più moderni ma non meno abominevoli – e il training guerriero che nel film viene mostrato come superiore. Le analogie tra la missione statunitense e quella dei 300 non partono da qui, no, ma si svelano nella narrazione, che richiama alla politica contemporanea più che agli eventi.  Continua la lettura »

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