Democrazia

Riprendo la mia strada

Si arriva a un punto - spesso - nel quale anche chi vive di parole, come me, deve guardare un po' più profondamente al loro significato. Chiedersi se veramente ciò al quale si lavora ci rappresenta, unisce i nostri desideri e aspirazioni alla realtà che ci circonda. In un mondo perfetto, tutto dovrebbe collimare. In un mondo che si vorrebbe perfetto ci possono essere sbavature lungo il cammino. Quando queste ultime diventano molte di più, o addirittura segnano l'imbocco di un'altra strada, diversa da quella che si desidera, più simile a quelle che non si sono volute prendere, beh, uno stop è necessario.  Continua la lettura »

Chicago, di Ala Al-Aswani: dall'Egitto all'America, sogni infranti di futuro e democrazia.

Ho finito da poche ore Chicago, di Ala Al-Aswani (Feltrinelli, Milano 2008, ISBN 9788807017537), scritto nel 2006 ma pubblicato in Italia solo nel maggio scorso. Sono un po' disorientato. Anzi, il disorientamento mi ha seguito lungo tutta la lettura. Scorrevole, niente da dire, a tratti crudo, a tratti coraggioso ma, a tratti, anche deludente. Ed ora, dopo qualche giorno di decantazione, provo a tirare le somme di questa immersione in una "soap" impegnata, forte e decadente, che dopo aver messo sotto una feroce accusa il proprio Paese e chi sostiene il suo abbruttimento democratico, l'accomuna all'America - e agli americani - del prima e del dopo 11/9, in modo ugualmente radicale.  Continua la lettura »

Cultura, saperi, spazi e libertà: lettera aperta alla città per il Laboratorio Paz. E non solo.

Cara Rimini,

la chiusura del Laboratorio Paz, per la seconda volta, rappresenta una perdita per il tessuto culturale cittadino. Nella prima esperienza, il Laboratorio Paz ha utilizzato una scuola disabitata, espulsa dalla produzione di saperi, restituendola alla vita culturale con strumenti e metodi diversi dai consueti, ma non per questo con inferiore dignità. Ciononostante, l'Amministrazione comunale ha preferito interrompere, con una scelta discutibile e miope, questo esperimento urbano di socializzazione, impoverendo il tessuto creativo della città e riportando quel luogo nello stato di abbandono in cui si trovava. Una scelta politica che ha schiuso gli eventi che si sono susseguiti.

Questa volta la chiusura del Laboratorio Paz impiantato nell'ex stabilimento Granarolo, è ancora più grave, per un duplice motivo:

perché l'esperimento è stato portato su temi che interrogano la nostra stessa cittadinanza, con sempre più pressante esigenza ma senza risposte esaustive: il lavoro, il riutilizzo degli spazi urbani in una chiave armonica e rispettosa dell'ambiente, il contrasto alla speculazione edilizia, la necessità di socializzazione nelle aree periferiche di Rimini. E, quindi, ha rivelato l'urgenza, la necessità e i limiti amministrativi di trovare nuove e più esaurienti risposte a questi temi;

perché i promotori del Laboratorio, pur elaborando temi e proposte culturali e politiche non violente, socializzanti, aperte alle collaborazioni, sono stati colpiti da provvedimenti di ordine pubblico eccessivi. Sono stati trattati come soggetti pericolosi per l'ordine pubblico. Noi rigettiamo questo status para-terroristico, critichiamo i provvedimenti presi nei loro confronti, rimettendo al centro dell'attenzione della cittadinanza la valenza culturale delle loro proposte, la volontà di promuovere nuove formule sociali, il dinamismo, lo sforzo di coinvolgimento degli attori impegnati in una crescita culturale e sociale cittadina, il valore democratico del loro agire.  Continua la lettura »

«Ci siamo»: l'Unità (ci e mi) regala qualche ragionevole motivo di orgoglio

Oggi è uscita la nuova "L'Unità". Il titolo principale è "Ci siamo". Parla della manifestazione del Pd a Roma, ma non io l'ho letto così. L'ho letto come dichiarazione del giornale, uscito con un nuovo formato, una nuova veste grafica e, sfogliandolo, con un nuovo spirito. Quel "Ci siamo" mi ha emozionato, perché mi comprendeva: pagine 44 e 45, l'intervista a Miguel Benasayag , la prima cosa che sono andato cercare. Un po' infantile, lo so. Ma sapevo del lavorio intorno alla nuova edizione, che sarebbe uscito il 25 ottobre, avevo quindi questa duplice attesa, che covava sotto la rilassatezza che accompagna i lavori fatti e spediti, e quindi archiviati nel passato, ormai inesistenti all'oggi e al domani.  Continua la lettura »

The day after. Che poi è giusto l'inizio.

Non sono sconvolto. Non ho versato lacrime, né mi sono stracciato le vesti. Non sono terrorizzato, incazzato, e nemmeno deluso. E' andata così, molto, molto peggio di quel che avevo immaginato negli ultimi giorni, sicuro di una tonda vittoria sul filo di lana, che da "si può fare" si trasformava in un "ce l'abbiamo fatta". Non è successo. Anzi, non solo non abbiamo vinto, ma non si è avverato nulla di quel che mi sarebbe piaciuto avvenisse. La destra non si è mangiata i voti di An, la sinistra non ha avuto un suo risultato che dichiarasse a tutto tondo che il processo aggregativo era la loro strada, il nano paffuto non è stato sconfitto. Quindi, per la prossima volta, non chiedetemi, amici e conoscenti, pronostici: vi metterei su una falsa pista.

Ma non riesco a provare nessuna di queste sensazioni negative. Un vuoto sì, certo. Piuttosto sento solo la consapevolezza che devo aspettarmi, per i prossimi cinque anni, un cucchiaino di merda ogni giorno. Una curiosa medicina che abbiamo già ampiamente sperimentato. Ma evidentemente non è bastata.  Continua la lettura »

Attivismo politico: come accogliere un candidato. Raccontato da Chuck Palahniuk

Erano i bei vecchi tempi, quelli in cui Ronald Reagan e George Bush (il vecchio) avevano talmente paura di venire qui da definire Portland la "piccola Beirut". Farci un comizio durante una campagna presidenziale significava ritrovarsi gli anarchici radunati in Soutwest Broadway, sotto la suite presidenziale dell'Hilton. Quelli si mangiavano dei puré fatti con le patate normali, quelle bianche, ma anche con certe patate tinte di rosso e di blu con coloranti alimentari. Poi, quando arrivava il corteo presidenziale, bevevano sciroppo di Ipecac, un emetico, e ricoprivano l'hotel di grandi chiazze di vomito, rosso, bianco e blu.

Ok, ok, quello che nessuno sapeva era che i succhi gastrici il cibo blu lo fanno diventare verde. Perciò alla fine sembrava un atto di protesta contro l'Italia... Ma è il pensiero che conta.

Chuck Palahniuk, Portland Souvenir - Gente, luoghi e stranezze del Pacific Northwest (titolo originale Fugitives & refugees, 2003). Mondadori 2004

Come ho scoperto di essere un personaggio politico cittadino

Io non lo sapevo di essere un personaggio conosciuto, in città. Nel senso di personaggio politico. Me lo ha detto Mario, del Carlino, a modo suo. Oggi, siccome abbiamo diffuso i nomi dei segretari eletti nel circoli del Pd lo scorso fine settimana, i giornalisti stanno cercando qualcosa per rimpolpare una cronaca decisamente fredda. Capirai, un elenco di 42 persone in tutta la provincia... un po' di gossip ci vuole. Chi è stato eletto qui, chi è stato eletto là... "Chi è questo, Kikko? E quella? Da dove viene?" Parecchi nomi non li conosco... "E gli eletti alle assemblee comunale e provinciale?" Li stiamo raccogliendo, domani ve li diamo... Al che, Mario, che la politica la vuole sempre scrivere con un po' di ironia, passa al capitolo trombati. Massì, i politici di primo piano, come assessori, presidenti, o consiglieri comunali che non sono stati eletti nelle assemblee elettive, la comunale o la provinciale. E mi fa, a bruciapelo: "senti, ma ti posso mettere tra i trombati, visto che non sei stato eletto? Dai, sei uno conosciuto in città...". Non so se offendermi o stimarmi.

Domani sceglierò per il Partito Democratico: dubbi, paure e speranze di uno che crede nella politica non come appartenenza ma co

Domani vado ai seggi. Non solo a votare, come invito chiunque legga queste righe. Vado a fare lo scrutatore in piazza Cavour, a Rimini. Partecipo anche fisicamente a questa strana festa moderna che è la nascita del Partito Democratico. Per tanti motivi. Metterli in fila si farebbe prima, ma preferisco prendermi questo spazio per raccontare, un po' di getto e in modo partigiano – il mio – il senso di un'appartenenza che si stava sfilacciando, per colpa di dinamiche interne che poco hanno avuto a che fare con quello che credo debba essere la politica: partecipazione. Il Pd è un'occasione per riannodare questi fili. Non di colpo, non lo credo, non sono tanto sprovveduto: idealista sì, del tutto patacca no. Ma credo sia un primo passo, coraggioso, anche se venato da qualche indecisione. Le liste bloccate, ad esempio, una occasione sprecata per vagliare chi ha davvero un seguito e chi invece è un quaquaraquà abile a trafficare nei segreti meccanismi di un partito, ma del tutto povero di capacità e seguito sociale.  Continua la lettura »

Bring the boys back home: l'11/9 l'ho passato sul sito di Doonesbury

doonesbury_allUndici settembre. Questo anniversario lo passo a leggere il sito di Doonesbury, la striscia disegnata da G. B. Trudeau che da 35 anni accompagna la vita americana, raccontando dal campus in poi un nugolo di personaggi a zonzo nella società: scuola, mass - media, politica, religione, cazzeggi, Cia. Per colmare un blackout di lettura di anni – la leggevo da ragazzino sui Linus che trovavo a casa – ho comprato un volume, “Bel lavoro, George”, dove Trudeau racconta con ironia la politica Usa in questa guerra, ovviamente da liberal, contrario. Nel libro trovate questa frase: “Enzo Baldoni, il traduttore storico di Doonesbury rapito e ucciso in Iraq nell'estate del 2004, ha definito questa striscia "la più complessa, arzigogolata, intricata soap opera mai fumettata. Ma anche la più intrisa di umana pietà, di sensibilità, di passione civile". Credo sia una buona definizione, più chiara ed efficace di quanto ho scritto e scriverò.  Continua la lettura »

Il primo voto su Kilombo: meta - sinistra, meta - aggregatori e meta – scelte. Consapevoli. (Se non avete capito il titolo, figu

Dunque, c'è un aggregatore delle sinistre, Kilombo, che sembra davvero un aggregatore delle sinistre: litigano. Un casino. Se ne dicono quanto i cani. Non ho capito molto il perché, ma ormai sono alla rissa. E, si sa, in mezzo agli schiaffoni, va a capire chi ha dato il primo o il secondo: sono tutti gonfi e tumefatti. Anzi, ad andarci in mezzo, rischi di prenderne pure tu. Ma provo a capirci qualcosa. Non è per farmi gli schiaffoni degli altri (e magari prenderli). E' solo perché – come ogni iscritto – dovrei partecipare a un paio di votazioni democratiche, da qui a qualche giorno. La prima è votare pro o contro l'espulsione da Kilombo di karletto marx, reo di aver fatto qualcosa che non ho capito bene, a parte un po' di insulti. L'altra, tra qualche giorno, per eleggere il comitato di redazione. E tra i temi elettorali dei candidati ci sono pure quelli della Censura e dell'espulsione di karletto marx.  Continua la lettura »

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