Giornalismo

Riprendo la mia strada

Si arriva a un punto - spesso - nel quale anche chi vive di parole, come me, deve guardare un po' più profondamente al loro significato. Chiedersi se veramente ciò al quale si lavora ci rappresenta, unisce i nostri desideri e aspirazioni alla realtà che ci circonda. In un mondo perfetto, tutto dovrebbe collimare. In un mondo che si vorrebbe perfetto ci possono essere sbavature lungo il cammino. Quando queste ultime diventano molte di più, o addirittura segnano l'imbocco di un'altra strada, diversa da quella che si desidera, più simile a quelle che non si sono volute prendere, beh, uno stop è necessario.  Continua la lettura »

Guru, intellettuali, Paz e cronaca cittadina. Tutto in un calderone.

Occazzo, adesso sono un "guru" del Pd, finito nel calderone "degli intellettuali di riferimento" del Comune. Devo dire che la stampa locale non mi lesina soddisfazioni, ultimamente. A partire dal "trombato di lusso" che mi ha simpaticamente appioppato il buon Mario, quando è nato il Pd a Rimini. Questa volta le soddisfazioni me le da il titolista della Voce di Rimini e il buon Paolo Facciotto, con il quale qualche anno fa ho collaborato, io all'Ufficio Stampa del Comune - ultimo anno legislatura Chicchi - lui a Rimini Turismo. Poi io mi sono messo a fare lo zingaro della comunicazione e lui è passato alla Voce. Sic transit gloria mundi.

Oggi, dalle colonne del suo giornale, ha dedicato un articolo alla lettera aperta "sul Paz. E non solo." , che ho firmato con un altro po' di persone. Intanto, grazie dell'attenzione. L'articolo, tratto dalla rassegna stampa della Provincia, lo trovate allegato in pdf.  Continua la lettura »

Ciao Gianni

Gianni Di PasqualeLa penna di Gianni di Pasquale non scriverà più. Giorni dopo un intervento di angioplastica, il suo cuore ha smesso di battere. Ad appena 50 anni. Lascia una moglie, due figli piccoli, la direzione di Fixing, il settimanale della Confindustria sammarinese - dove l'ho conosciuto quando anche io lavoravo sul monte Titano per un quotidiano - la direzione di un altro periodico, di un sito web, la collaborazione con Il Sole – 24 ore, la vicepresidenza dell'associazione di giornalisti da lui co - fondata a San Marino. Davvero tante cose per quel cuore, ingiustamente stanco, che ricordo con affetto, più che sui tasti, tra i castagni della Valmarecchia.

Addio al prete dalla tonaca lisa. E' morto don Benzi, cordoglio in regione. (L'Unità)

don Oreste Benzi“Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all’infinito di Dio[...]”.Don Oreste Benzi ha scritto questo commento biblico per il 2 novembre. Oggi, suona come l'estremo saluto a quanti lo hanno seguito camminando accanto agli “ultimi della terra”. Perché è vero che a Rimini è cresciuto - il seminario nel '37, sacerdote e cappellano alla chiesa di San Nicolò, al Porto nel '49, da anni alla Resurrezione, zona Grotta Rossa, dove è spirato per un attacco cardiaco la notte scorsa - come un qualunque parroco. Ma non era un prete “qualunque”. E il suo messaggio non è rimasto ancorato – o sepolto - nel disincanto della città del divertimento, anzi.  Continua la lettura »

In morte di Silvano Cardellini

Silvano Cardellini e Sergio ZavoliL'ho incontrato per invitarlo a tenere una lezione di giornalismo, eravamo un pugno di ragazzini, qualcuno per età, tutti per esperienza, frequentavamo la “palestra” del settimanale Il Ponte e di lui sapevamo che era “il” cronista politico di Rimini. Silvano si negò. Ci rimasi male, perché non capivo, come avrei fatto, invece, anni dopo. Ci sono cose che non si insegnano, si assimilano o non si assimilano con il mestiere, nel corso degli anni, che non possono essere rinchiuse in un corso per ragazzini. Silvano non faceva il maestro, non metteva in piazza il suo fare, lo faceva e basta. E il non essersi seduto in cattedra era la metafora del suo modo di essere giornalista, anonimo custode della cronaca politica riminese, ruvido osservatore della vita amministrativa della città, che non trovava nelle magiche parole della firma il senso del suo lavoro, come invece parecchi di noi.  Continua la lettura »

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