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Note sparse su fatti, fatterelli e persone

Il gomito del clikkista

La diagnosi è di Icchio, al compleanno di mia nipote, al Bowling di San Marino, sentenziata tra un tiro e l'altro di bigliardo: Epicondilite. Gli è bastato sentire quei due, tre sintomi – male al gomito, poi lungo il muscolo, fino al mignolino talvolta – sciorinati accanto a biglie e panno verde, dove ci eravamo rifugiati per evitare lo stridio dei cuccioli festanti e le ancor più micidiali chiacchiere delle madri, invariabilmente su malattie dei bambini, su scuola e abbigliamento, sempre dei bambini. Tra un tre sponde con bevuta e un birillo preso Icchio, che gioca bene anche a bigliardo, ha cominciato a tastarmi il gomito: “fa male qui?” Ahia, fa male si... “Epicondilite” ha sentenziato di nuovo, con voce grave, gettandomi addosso il suo sguardo più serio. “Stai attento, può diventare cronica”. Epiché?

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Effetto notte

Serata trendy, quella di pochi giorni fa: sono andato a ballare al XXXX. In versione “ufficiale”: i pr, per una ricorrenza del locale, dovevano rimediare un po' di personaggi: politici, giornalisti... insomma, qualcosa che suona più o meno come le “categorie a rischio” di qualche anno fa. Gente che, per definizione, dovrebbe dare il tocco della mondanità, da piazzare ai tavoli come i pochi decori che connotano le serate a tema, sù, nell'olimpo del privée.

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Piccole Sysop crescono

La mia "boetta" rossa ha lanciato tre squilli, poi è ammutolita. Lascio il mio riordino domenicale sperando nella risposta ad un sms lanciato nell'etere poco prima, come una bottiglia in mare. Ma non è così, ed il display mi restituisce un 393, sconosciuto alla rubrica e alla mia memoria. Richiamo: per dovere - anche se è domenica - se ha sbagliato non risponde ed è morta lì. Invece "Ciao, sono Luana, come stai?" mi fa una giovane voce, che non aggiunge nulla all'anonimia del numero. Ha sbagliato, e aggiungo un poco di identità - kikko - per aiutarla nella conferma.

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Una cartolina dal passato

V. ha preso la via dell’Egitto. Una vacanza verso il sole, al termine di una stagione piovosa che più lamentosa, qui, non si può. Cairo, ovvero Giza, come avrei dovuto ricordarmi organizzando il mio ultimo lavoro oltre il fiume. E invece me l’ha dovuto ricordare lei, mentre pianificavo - si fa per dire – un paio di pagine. Un po’ di panico, inutile dacché ci sono ancora dietro, un sorriso compiaciuto – un viaggio è sempre un viaggio, cavolo – e un lampo d’empatia: “Mi fai un favore?” le chiedo, conoscendo già la sua giovane disponibilità.

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Prima contare, poi pubblicare

Circe

Ho ritrattato un post, che terminava con una domanda, trattenuta lì da qualche scrupolo, o superIo come direbbe Franco, al termine di una vigorosa infuriata. E mentre Circe mi versava la sua pozione - un chianti, abbandonato morbidamente nel bicchiere, come il suo sguardo e le sue dita inanellate da una moneta antica – trovavo nel suo piano americano e nelle ancor più accomodanti movenze la risposta: sì, ho peccato. D’ira. Un peccato capitale. Il peggiore, perché si potrebbe tranquillamente superare, o evitare di scontare, se solo ricordassi la più elementare delle cose: contare.

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