Roberto Rotelli

In morte di mio fratello

In queste ore drammatiche credo tutti abbiano cercato come me di aggrapparsi a un'immagine di Roberto, affannosamente intenti ad afferrarla prima che l'assenza ne faccia perdere la limpidezza.

Davvero i ricordi sembrano galleggiare nell'opalino, come in un bicchiere di acqua e anice. Per qualcuno, la moglie, la madre, i familiari, gli amici più cari che lo hanno trovato o visto non più ridente ma nel freddo rigore del sonno, questo bisogno era più stringente. Proprio lui, con il quale hanno condiviso chi la nascita, chi l'infanzia o l'adolescenza, i primi amori e delusioni, ritrovarlo sì sereno, placidamente addormentato, ma irrimediabilmente inafferrabile, come quella grande parte della nostra vita che ha condiviso e che ora la sentiamo scorsa lontano.

Abbiamo scelto insieme le foto per ricordarlo, ma nella mia mente, sentendo le parole dei tanti che si sono avvicinati alla famiglia, si è fatta strada un'altra immagine, quella di un diapason, lo strumento musicale fatto come una u lunga e un piccolo gambino. Percuoti un'asta e questa trasmette all'altra le sue vibrazioni per simpatia. E vibrando insieme, poggiate su una cassa armonica, producono il suono di base per poter accordare uno strumento e cominciare a creare musica.  Continua la lettura »

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