Cosimo Piovasco di Rondò

I libri che regalerei a Natale (ma anche in altre occasioni): Il Barone Rampante e Lezioni Americane, di Italo Calvino

Nel frignometro dei libri di Natale ho fatto una colpevole omissione: manca il baroncino Cosimo Piovasco di Rondò, noto ai più come "Il Barone Ramparte ". Discendente di quella giocosa schiatta di personaggi che erano "I nostri antenati", di Italo Calvino", il ragazzo credo sia uno dei più bei personaggi mai inventati da uno scrittore. Sono partigiano, lo so, Calvino lo metto in tutte le salse e in tutte le salse egli è, come padre fondatore della nostra cultura contemporanea. Lo trovo accanto a Vittorini, lo sfoglio quando ancora - dopo ore e ore e pagine consumate - riascolto Le Lezioni americane e vi trovo, liquidata in due righe, la premonizione che il software un giorno prenderà il potere sull'hardware. Era il 1984, quando ancora della guerra tra Bill Gates e Ibm, combattuta sviluppando Windows, nessuno, credo, poteva avere sentore.  Continua la lettura »

Nice party, hu?!

Come è andata, lo racconta Cristian sul suo blog, col suo occhio partecipe e distaccato insieme. E non sgarra di una virgola. Io ci stavo pensando, in questi due giorni di quiete, ma è arrivato prima lui e meglio, e mi toglie un “impegno” di parole che non saprei come onorare. Anche perché un elenco delle cose che succedono ad una festa, piccola, grande, riuscita, non riuscita, ciascuno dei partecipanti ce l'ha in sé. Magari, se vuole aggiungerlo sotto, con un commento, anche il racconto diventa una cosa corale, come il ritrovarsi non si sa bene perché, intorno a un tavolo, a mangiare, bere, chiacchierare e cazzeggiare, al limite pasturare, anche solo nella manciata di minuti che la precedono per sistemare le candele ed esserci, così, anche se non fisicamente (come ha fatto Barbara). O arrivare quando le candele sono ormai esaurite e le parole sono biascicate, e preannunciano solo il letto. Le mie feste sono così, mi piace che lo siano. Non hanno invito formale – un sms, una mail, un post, quanto di più volatile ci possa essere a ben pensarci, giusto una manciata di bit che viaggia nell'immateriale degli impulsi – perché formali non vogliono esserlo: vieni come sei, se puoi, di più non ti si chiede. L'occasione è una scusa - è morto Bukowsky, facciano una festa? A lui piacerebbe... - il tema un pretesto – cena del vicinato, vieni ? Ma io sto a due isolati. He, sei una vicina... - e non sono nemmeno mie, giusto lo spazio, che sta agli altri riempirlo, a briglia sciolta.  Continua la lettura »

Condividi contenuti