Oceano mare

Debutto – Sette: Salto

img_3544Allora, siamo tutti lì. Valeria con il cappellino giallo e quel tubino che è tanto aderente e scollato che sembra che debba scoppiare tutto lì sul palco da un momento all'altro. Francesco è un incrocio tra il fratonzolo godereccio del "Nome della rosa", quello finito sul rogo, e l'Abate Flauchelafleur, il precettore del baroncino Cosimo Piovasco di Rondò. Alice ha il cappellino giallo da monello girato indietro, quello che non strozza. Manca solo che dica "Signorina Margheritaaaa" e Sordi le farebbe un baffo. Federico, che ha fatto lo sburone per tutto il laboratorio, è pallido come un cencio: più che un naufrago, sembra un galeotto della Guyana francese. La Patty è irriconoscibile: tutta truccata e con il vestitino corto, sta agli occhi come la carta moschicida alle mosche: vischiosissima. Silvia ha indossato i panni del pittore e smesso l'aplomb, per riconoscerla ci vorrebbe il cartellino identificativo.  Continua la lettura »

Debutto – sei: Prova tecnica (bah...)

img_3461Allora, eravamo lì, al pomeriggio, il palco pronto, la sabbia tutta sparsa, la prova generale già fatta - due giorni prima perché quei cazzoni del teatro la sera prima avevano dato la disponibilità a uno spettacolo di cori, fregandosene che dovevamo fare lo spettacolo il giorno dopo e noi quindi non abbiamo potuto fare la generale il giorno prima e nemmeno allestire la scenografia e abbiamo dovuto allestirlo nel pomeriggio stesso dello spettacolo, ma vabbé, sono sgambetti da cazzoni e si sa che di cazzoni è pieno il mondo - e avevamo in programma una prova tecnica. Che ancora non ho capito che cos'è una prova tecnica. Ma tutti lo dicevano come se per loro fosse una roba normale...  Continua la lettura »

Debutto – Cinque: Registi

img_3457Chiara ha degli occhi che mi inquietano. Cioè, ti guarda e non capisci cosa c'è dietro quelle pupille nere. Un po' come i personaggi dei quadri di Rembrandt: mamma che angoscia, quelle pupille che ti squadrano mentre le guardi. E poi sta molto zitta. E questo è inquietante. Magari è solo miope e parla solo se ha qualcosa da dire. Però mi inquieta. E poi è la regista. Anche Alberto è regista, però gigioneggia di più. E scherzando smussa gli spigoli. Ma fissa i paletti, quando vanno fissati. Chiara invece è calma ma sembra sempre sul pezzo. A me va bene, gente così. Seria. Quando andavo in mare, me li sceglievo così i comandanti. Magari ci discutevi, cazzeggiavi, però quando era il momento di stare sul pezzo, sapevi che c'erano. Ti portavano fuori. E ti riportavano a casa.

Debutto – Quattro: Ok

img_3402Al laboratorio de "La lokanda" mi sono iscritto perché:

a) volevo continuare a studiare teatro (vedi Debutto - tre...)

b) perché volevo lavorare in gruppo. Scrivo sempre da solo. Anche se sono comunicati, le cose le faccio mie e le scrivo. O forse non è nemmeno così, però è così che mi sentivo: un po' troppo solitario. Lo sono sempre stato. Si vede che cominciava a pesarmi.

Quando Chiara mi ha proposto di aggregarmi, ho detto ok. Più o meno come dice Ok Forrest Gump. La cosa soddisfava le condizioni A e B. E c'era anche la C: si andava in scena davanti a un pubblico. MAi fatto prima. Poi con lei - Chiara Cicognani - ci avevo già lavorato e la cosa mi era piaciuta. Mi ha insegnato un altro modo di leggere i testi. Più profondo. E in quelle settimane ho tirato fuori un monologo e un altro che devo finire di stendere.  Continua la lettura »

Debutto – Tre: Sinceramente

img_3516Io ho ricominciato a fare i corsi di teatro perché mi si era seccata la vena. Che è lo stesso motivo per il quale ho aperto il blog. Poi ho continuato perché, quando lavoravo a Teleromagna, già prima di registrare cominciavo a sudare. Certe gore... E mi impaperavo fisso. E il cameraman sbuffava. All'inizio, per registrare 20 secondi rifacevo 6, 7, 8 volte. Una volta, fuori dal Pio Manzù, dovevo registrare il lancio del servizio. C'era una vigilessa che mi guardava, lei appoggiata alla transenna, io davanti al cartellone, con tutto uno svolazzo di bandiere di tutto il mondo, con quel "gelato" in mano. E Carlo il cameraman già con la testa verso casa. "Signorina - gli ho detto - non mi guardi che mi vergogno". Ha riso. La sincerità mica sempre paga.

Debutto – Due: Più o meno

img_3429Io non l'ho mica capito cosa stavo facendo. Sul palco, intendo. L'ho capito più o meno l'altro ieri, passato lo stordimento. Anzi, passato tutto. E' stato più o meno come buttarsi dall'aereo. Cioè, non proprio uguale uguale, ma più o meno sì. Fai il corso, in questo caso le prove. E con te ci sono altri che faranno la stessa cosa. Ti studi per bene la parte, le battute, i movimenti, le entrate, le uscite. Cioè, più o meno le procedure. Vabbé, non ti dicono "afferri il moschettone, lo agganci al cavo d'acciaio, arrivi al portellone, lo afferri i due lati con le mani rivolte all'esterno - senno ti pianti lì -, salti". Non te lo dicono, no. Ma più o meno è così. Che ne sai di cosa succede dopo? Se conti - milleuno, milledue, milletre, shock - oppure no... Se la battuta ti viene o vai in black out, se te la danno o la saltano a pié pari... Niente. Non lo sai. Ti attacchi alla parte e alle prove: la procedura.  Continua la lettura »

Debutto - Uno

img_3416La notte prima dello spettacolo volevo guardarmi Turnée, di Salvatores. Mi riconoscevo tanto in Fabrizio Bentivoglio, che interpreta l'attore scoppiato, quello che al momento di dire la prima battuta non muove un muscolo, nemmeno su suggerimento. Piantato sul palcoscenico come gli alberi della scenografia. Un'ora prima, all'ultima prova, ero uscito dalla prima scena scordandomi la battuta più lunga. E lo stesso ho fatto nella VI scena. Quei secondi interminabili erano più assordanti di un altoparlante che grida "Kikko, coglione". Sul copione ho scritto, poi, "Non uscire". Sottolineato due volte. Le papere e i black-out di memoria non li ho nemmeno contati. Sarebbe stato come sparare a uno che caga.  Continua la lettura »

Teatro in corso: con “La locanda del mare”, a Verucchio, debutto in scena. Tranquilli, non sono solo, gli altri sanno recitare

Tra le migliaia di riminesi che ogni inverno ammazzano il placido sonnecchiare del Paese di Moraldo a colpi di corsi e seminari, ci sono anche io. C'è chi studia le danze etniche, quella del ventre, la pittura, le filosofie orientali, lo yoga, il fumetto, la cucina e l'inglese. Io faccio teatro. Sounds good, he?! Se poi uno non mi ha mai visto recitare, wow! il suono è più squillante. C'è da dire che a Rimini più o meno tutti fanno teatro: ci sono una trentina di compagnie, un'associazione di associazioni, un paio di siti, tre o quattro sedi permanenti di attori e corsi. Se ci aggiungiamo le compagnie dialettali, le parrocchie e i pugili, quando salgono sulle gallerie dell'autostrada, tra poco qualcuno si sveglierà e ci ribattezzerà con un nomignolo tipo "capitale europea della recitazione" (che qui, come definizione, va tanto di moda...). Capirete, quindi, che sono in buona compagnia.  Continua la lettura »

Condividi contenuti