Positano, 30 ottobre
Il "rigato" mi ha portato giù giù fino a Positano, poco oltre la meta prevista, Napoli. Nel mezzo, una gran voglia di fuga, indefinita nei perché e nei per dove, una zingarata verso una decisione che, come al solito, avverrà per caso e per umore, conscio che poi alla fine è l'inconscio a scegliere, prendendosi la ragione. Sono partito col grigio, una mattina riminese grigia fin dentro le notizie, grigie anche le Marche, a chiazze e buchi come l'asfalto. Giusto l'Abruzzo ha cominciato ad esser colorato, di un tardivo autunno. E poi il Lazio, coi colli romani, colorato di pini e ulivi e casoni e agglomerati, mentre il rigato pian piano diventava nero notte, di là tre file di doppie luci bianche, di qua coppie di rosse, a tratti fiammeggianti. Le tre corsie son diventate due, strette tra le case che si affannano a resistere all'asfalto, un dedalo di fretta, jersey e gallerie e cartelloni, file interminabili da un lato, mentre la mia meta pare si avvicini. Al culmine della statale sorrentinese, si forma la fila che paziente seguo, scendendo verso il mare. Un'ora, forse meno, per una manciata di chilometri, il mare e il cielo un tutt'uno come i caseggiati, nemmeno caratteristici. Continua la lettura »

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