La scorsa estate il dibattito del marketing turistico della Riviera riminese è stato incentrato sulle spiagge attrezzate per i musulmani: come permettere alle signore dei (pochi) sceicchi che scendono in Riviera di utilizzare i servizi di spiaggia, tra uno shopping e l'altro, garantendo la loro privacy. Insomma, zone riservate, lontane da occhi indiscreti e dai topless che impazzano a forza di gravità alterna lungo l'arenile. Figuratevi un po', in mezzo ai vitelloni… La discussione è cresciuta a dismisura, complice la fiacca di cronaca bianca estiva. C'era chi sosteneva gli "harem" marini come avamposti per nuove fette di mercato. Per un'economia fondata sul far pagare l'ombra ai villeggianti, vendere il sole agli sceicchi arabi diventa qualcosa di geniale. Dall'altra chi vedeva la proposta come la peste: la spiaggia blindata, mai. In mezzo le parole solitarie di un riminese, all'epoca presidente dell'associazione che gestisce un luogo di culto islamico. Riassumo: non c'è scritto da nessuna parte che le donne musulmane devono essere recintate per andare in spiaggia. Continua la lettura »



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