Essere e avere. Tema elementare prima dei 48 anni

Sul braccio di Francesco, a un anno e una settimana

Sono nato da Paltrinieri. Sono stato ritto sul palmo di una mano. Sono evaso dal giardino di casa su una macchinina a pedali e mi hanno fermato alla latteria, prima della chiesa di San Giuliano. Poi la macchinina è sparita. Sono stato su una biciclettina blu con un joker. Sono andato da Paltrinieri con il nonno, a vedere il fratellino e dal ponte guardavo le barche con le coperte sopra. Sono stato in aereo con la mamma e Roberto. Sono stato in Sud Africa, in una roulotte e mangiavo le canne da zucchero che spuntavano ovunque. Sono stato all'asilo in Sud Africa, dormivo in una brandina e parlavo l'inglese, ma non lo sapevo. Per il mio compleanno ho avuto una capanna zulù tutta dolce, con un albero di marshmallow. Sono stato all'asilo da suor Maria e mi piaceva tanto che un giorno ho insistito per andarci. Mi ci hanno portato ma non c'era nessuno: era sabato. Come era brutto il cortile vuoto. Sono stato alle scuole Ferrari in prima, dalla mia finestra guardavo sempre i rombi colorati sul tetto dell'hotel Napoleon e una ragazza nuda sull'insegna del night club di fronte. Sono stato con la nonna, il nonno, la zia Rita e lo zio Utto. Sono stato al cinema con il nonno a vedere Luis De Funes al Metropol. Sono scappato intorno al tavolo dal nonno, perché era arrabbiato. Sono stato a scuola a San Giuliano, con Gegio e Giuseppe. Sono stato in giardino a imparare a memoria le poesie, poi non mi entravano in testa e la zia Rita mi diceva di dormirci su. E la mattina dopo le sapevo. Sono stato malato, con lo zio Utto che mi faceva prendere le supposte. Un giorno l'ho presa da solo ma lui non ci ha creduto. E l'ho presa due volte. La mamma è tornata dall'Iran con Robertino, e sono stato nella casa in città ma non mi hanno cambiato scuola. Sono stato sul 2, sul 4 e sull'8, tutte le mattine all'andata e al ritorno. Sono salito su un aereo con l'hostess e i miei soldatini medievali a Rimini e papà mi è venuto a prendere a Roma. Sono stato a Gaeta. Ho fatto la terza a Gaeta, e il maestro Cosimo ci faceva cantare l'inno nazionale. Sono stato in elicottero. Sono stato a una festa sul Castoro II e sono scivolato e ho fatto cadere il babbo. Ho giocato a baseball con la mazza, la palla e il guantone che mi ha regalato papà. Ho giocato con un sacco di ragazzi a baseball, in un cortile vicino a casa. Poi la palla ha rotto un vetro e sono scappati tutti. Una notte sono partito per Rimini perché il nonno stava male. Ho visto la gola del Furlo e l'acqua del fiume quella mattina e ho chiesto cosa aveva il nonno e il babbo mi ha detto che era morto. Sono tornato a Gaeta. Con una 500 blu, la mamma e Robi e tanti pacchi sono tornato da Gaeta. Sono andato alle scuole Tonini, di là del parco, ma non c'era posto. Sono andato alle scuole De Amicis e il posto c'era con la maestra Giovanna Chicchi. Ho scritto bei temi – diceva la maestra - e ho scritto in un quaderno con la storia di Rimini, dell'arco d'Augusto e del ponte di Tiberio. Ho ballato con l'Angela Tarani Crocodile Rock di Elton John nella sua cucina. Un sacco di pomeriggi e un sacco di volte. Ho fatto a botte con Marco Mazza. E le ho sempre prese. Ho fatto due gol nel cortile della scuola, uno di culo su calcio del terzino, uno con i piedi. E basta. Ho fatto i giochi della Gioventù e volevo ritirarmi al primo giro del campo di baseball. Poi mi hanno fatto ripartire e sono arrivato decimo. Su undici. Ma c'era la medaglia lo stesso. Ho firmato la lettera di auguri alla maestra Chicchi che stava male, anche se non volevo perché dicevo che eravamo noi che l'avevamo fatta stare male. Ho finito le scuole elementari.

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