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Il generale D'Ubert a passeggio

Questo 52esimo anno compiuto devo ammettere che è stato particolarmente impegnativo. E molti degli auguri che mi sono giunti ieri sono in esplicito riferimento alle mie vicissitudini. L'età incede, con essa le magagne ma anche nuove consapevolezze e vecchie conferme. Così ugualmente mi stupisco come ancora siano molti gli attestati di amicizia, nonostante su questo come su altri media mostri quasi senza freni come il mio carattere sia molto più inspessito, i giudizi siano più trancianti, il cinismo più esplicito e, fuori da qui, nella vita reale, debolezze e idiosincrasie siano più plateali mentre i bisogni siano resi pubblici in modo ancora più confuso e nascosto.

Passa il tempo e la psiche, ovvero l'anima, si rivela sempre più simile a un nodo di Gordio dall'oscuro scioglimento, che ingloba desideri e mancanze, aspirazioni e paure, pulsioni e freni, voglie furiose e altrettanto furiosi ma dolci abbandoni all'oblio. Dove sia il capo per scioglierlo continuo a non saperlo, in tanti anni ho conquistato solo la consapevolezza che non basta una buona lama per averne ragione e che dei tanti maestri di nodi pochi davvero hanno cercato di insegnarmi la via, peraltro molti dei quali ormai scomparsi.

Pare che l'età porti saggezza. Non lo credo, sono con William Blake che gli eccessi donino la saggezza, insieme però al pagamento del pegno della salute. A me l'età porta invece una sempre più diversa visione di quel che mi circonda mentre l'anima ancora più confusamente vi cerca una relazione costruttiva che mi permetta di aderirvi con serenità. Ecco, in questo, pur nella egocentricità conclamata delle mie esperienze, trovo i punti di contatto con i tanti, curiosamente tanti nonostante le premesse che ho reso esplicite, che su Fb, per telefono, di persona, ieri mi hanno donato gli istanti, i gesti e i pensieri necessari a farmi gli auguri. Grazie di questo spazio comune e del segno di vicinanza.

Alcuni, invece, gli auguri non hanno potuti farmeli. Franco, che di tutte le premesse caratteriali presenti in questo testo ne era più a che a conoscenza, ne era vittima e nello stesso tempo carnefice, convivendoci per anni fino agli ultimi momenti di lucidità. Per lui e per gli amici come lui assenti, qualche parola di altri, che un suo omonimo mi ha risvegliato dall'oblio:

Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello di muro

di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto

ma nel cuore

nessuna croce manca

E’ il mio cuore

il paese più straziato

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