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Daniel Pennac, ansiolitico senza ricetta e senza controindicazioni
By kikko
Creato 24/10/2006 - 00:11

Se fossi un medico, magari strizzacervelli, scarabocchierei sulla ricetta Daniel Pennac [1]. In quantità industriali. E' potentissimo, una specie di Valium per le ansie d'amore e da lavoro. L'ho sperimentato di persona in questi ultimi giorni, aggrappato insieme a un'amica alla tetralogia scritta intorno a tal Benjamin Malaussène [2], parigino, di professione capro espiatorio, curiosamente intenti con la lettura a curare ciascuno le proprie ferite. Purtroppo, si legge come si sogna: soli. Ho divorato Pennac una prima volta anni fa, tanti, a giudicare da come è gialla la carta del Paradiso degli orchi (prima fantastica immersione), poco dopo l'uscita in Italia. E già da allora devo parecchio al professorino francese nato Pennacchioni, in quel di Casablanca, al seguito del padre militare di carriera. Intanto, mi ha presentato Carlo Emilio Gadda [3]: attraverso Malaussène e Risson - nero bibliofilo nel Paradiso degli orchi, mostro nella Fata Carabina - quando discorrono de "Il pasticciaccio brutto de via Merulana". Complimenti scuola italiana: ci voleva un prof. francese ad iniziarmi al commissario Ciccio Ingravallo, a lanciarmi una freccia di cupido che onorerò con l'edizione originale (se e quando Mirco si deciderà a fare il suo dovere di commerciante-scova-chicche-anche-se-care. Per chi legge: sono disponibile all'acquisto, a prezzo onesto). Poi, mi sono sparato nell'ordine La prosivendola, La fata carabina e tutto il resto. Inevitabile il divorzio, causa surmenage letterario.

Qualche mese fa, il ritorno, questa volta con "La lunga notte del dottor Galvan". Non c'entra nulla con la tribù di Benjamin Malaussène, è breve, è recente e non è nemmeno un giallo. Il racconto viaggia alla velocità di una barella dalle rotelle ben oliate in piena emergenza, spinta da un dottorino che, mentre piombano le sfighe galattiche in un pronto soccorso parigino, immagina la sua futura carriera di luminare della medicina stilizzata in un biglietto da visita. Ognuno ha i propri status simbol, il suo si smaterializza quando incontra un malato, i cui sintomi sono un "Non mi sento bene" e uno svenimento. E' la stura per una gimkana tra diagnosi e operazioni che portano il paziente, sospinto da Galvan col cuore in mano, in tutti i reparti, una via crucis tra luminari - e i rispettivi biglietti da visita - che segnerà per sempre il lavoro del dottorino. Si beve nel tempo di due calici al caffè la Brezza [4], ma se hai per la testa qualche magagna dovuta al lavoro, stai tranquillo che alla parola fine collochi carriera, colleghi e clienti nel giusto posto: in fondo a destra. E tanti saluti agli ansiolitici.

Son tornato sulla tetralogia di Malaussène su suggerimento di X, la usa in pieno vortice da cambiamento. Ho seguito la sua ricetta dopo una stilettata d'amore. Ho tirato fuori dalla Billy il Paradiso degli orchi con anima e stomaco in rivolta, per ritrovarmi col cuore dopato dopo appena un paio d'ore. Come nuovo, pronto per la prossima occasione. Sarà la sfiga di Benjamin, la tribù di fratelli e sorelle - la veggente Therese, l'infermiera Louna, Jeremy, Il Piccolo, Verdun, Clara, che lo farà diventare zio di E' Un Angelo, e il suo obbiettivo, - la mamma perennemente assente, a coltivare fughe d'amore e relative natalità, saranno gli amici o Julius, il cane epilettico, non so. Oppure sì, lo so, è questo giallo che ti inchioda nel suo rincorrere le parole, questi personaggi raccontati in modo surreale, o curiosamente buoni o maledettamente stronzi, quando non decisamente cattivi E' questo dare vita a un luogo, un grande magazzino, più inanimato di un cimitero chiuso - altro che Spoon river, fate un giro domenica al centro commerciale: che gelo - E alla fine Pennac ti fa dire, cavolo, sì, riconosco tutto questo, è vero. E sì, cavolo, hai ragione, sto sulle mie posizioni. E pensi alla figurina e al suo stiletto come penserebbe il papà di Titta: "Mo che vada nel casino".

Dopa bene, Pennac, in tre - quattro ore. Scivola, Pennac, scivola, nel suo irreale mondo di un'irreale famiglia pattina nelle vite, smonta l'editoria e le sue leggi nella Prosivendola. Ti fa ridere di gusto mentre racconta di angeli, di mostri e di droga nella Fata carabina, robe d'oltralpe e un bel po' distanti, e per questo semplice straniamento, ti fa ancor più divertire. Diavolo di un Pennac, ti sollazza mentre racconta la multietnica Parigi di Belleville, fatta di ladri e poliziotti che possono confondersi nei ruoli, e di burocrati, e della Francia, cadute e sconfitte comprese - Vichy [5], Dien Bien Phu [6], l'Algeria [7] - ogni ferita raccolta con leggerezza in un improbabile, curioso personaggio che la incarna. Ne cito uno, il meno coreografico: l'ispettore franco indocinese Van Thian in missione a Belleville per "beccare" il serial killer di vecchiette, travestito da vedova Ho: Ho Chi Minh [8]. Quando finisce il libro, un lampo, davvero, ripassi a mente tutto, isoli i tassellini di questo racconto e pensi, in simultanea, che ha ragione Calvino, certi libri tocca rileggerli perché non hanno mai finito di dire quello che hanno da dire. E che per scriverli, in questo millennio, bisogna tenere per le ragioni della leggerezza, perché ti possono sostenere nel raccontare tutto, anche scarnificare con il riso una nazione. Basta saperlo fare.

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Links:
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Pennac
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Ciclo_di_Malaussène
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Gadda
[4] http://www.valma78.altervista.org/
[5] http://it.wikipedia.org/wiki/Francia_di_Vichy
[6] http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Dien_Bien_Phu
[7] http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_d'Algeria
[8] http://it.wikipedia.org/wiki/Ho_Chi_Minh
[9] http://lacasadikikko.enricorotelli.it/love_wordpress/love_wordpress_love_community
[10] http://lacasadikikko.enricorotelli.it/articoli/linux_day_rimini_sabato_28_io_ci_vado