Vegeto: nell'accezione comune il vegetare è uno stato di vita latente, non espresso. Nel mondo vegetale, invece, è un germinare continuo, la proliferazione degli organismi. E' in questa accezione il legame tra i lavori pittorici che Franco Pozzi espone da sabato 8, alle 18, alla Galleria dell'Immagine di Rimini. Lavori di gommalacca e aniline su lastre tipografiche, ovvero un'emulsione sensibile come la carta fotografica, la base sulla quale il gesto pittorico di Pozzi si trasforma in verdi paesaggi interiori. Dall'arte antica Pozzi coglie echi che coltiva "e accudisce con discrezione e pudore - scrive lo storico dell'arte, e artista, Massimo Pulini - è disciolta in quel foglio di alluminio, distillata in una pratica galenica che restituisce un olio essenziale, infuso di tutti i fiori artistici visitati e annusati". Sviluppati però nel contemporaneo, nei materiali dell'oggi, l'allumino e le resine, elaborati attraverso il gesto "fatto di determinazione e affetto, di calibro e sbavature, di essenzialità e di esplorazione, di consapevolezza e stupore".
Franco Pozzi vive e lavora a Rimini. Ha frequentato dell'Accademia di Belle Arti a Ravenna il corso di pittura, laureandosi nel 1990. Ha esordito nella collettiva del Premio Michetti, nel 1988, è stato selezionato alle Biennali d'arte romagnola del 1995 e del 1999, è stato tra i fondatori del gruppo Officina Riminese, attivo tra il '96 e il '98, ha esposto alla collettiva "Carta Canta" alla Galleria Romberg di Latina, e, nel 2003, "Solve et coagula", con Massimo Pulini, al Palazzo del Ridotto di Cesena.
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