E’ un’ottima notizia la moratoria sul rinvio dei pagamenti per le aziende nelle zone colpite dal maltempo, concessa dall’Agenzia delle Entrate, come abbiamo richiesto insieme al collega Pizzolante, con il sostegno della Regione Emilia Romagna, su richiesta del presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali. E’ il segno di una politica capace di ascoltare le esigenze delle persone e , in questo caso, delle imprese.
Nei prossimi giorni si prospettano ancora momenti di emergenze e avremo bisogno delle competenze e della generosità degli operatori della protezione civile, dei vigili del fuoco, delle forze di polizia, del personale degli enti pubblici e dei tanti volontari che hanno fronteggiato i disagi della neve con calore e abnegazione.
Quando l’emergenza sarà passata, sarà necessario mettere mano in tempi rapidissimi alla legge n.10 del 2011 che ha fortemente ridimensionato le possibilità di intervento del Servizio Nazionale di Protezione Civile. E che fa ricadere sulle spalle delle Regioni l’onere di far fronte all’emergenza anche dal punto di vista delle risorse, con quella che è stata chiamata “la tassa sulle disgrazie”
La parlamentare riminese Pd Elisa Marchioni, raccogliendo la proposta del presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali, ha sottoposto al Governo la possibilità per le aziende del riminese di differire di un mese il pagamento dei contributi Inps, Inail e Irpef per dipendenti, senza incorrere nelle indennità di mora, per verificare con l’Esecutivo se sia possibile applicarla immediatamente. “In questo momento di difficoltà per le aziende e gli artigiani, visto lo stato di calamità naturale che colpisce la Regione Emilia Romagna a causa del maltempo, ho caldeggiato la proposta di Vitali al Governo poiché sarebbe un segno concreto di sostegno e di appoggio che ritengo sia importante riconoscere. Domani mattina, nel corso di un incontro con alcuni membri del Governo, avrò occasione di tornare sull’argomento».
Il Partito democratico sulla crisi rilancia: si lavori coinvolgendo tutti, includendo chi riveste ruoli istituzionali, i partiti della maggioranza, della minoranza e le parti sociali. Sono queste le condizioni indispensabili per sviluppare un lavoro che sia capace di rispondere ad una partecipazione autentica, evitando il rischio di arenarsi in un confronto circoscritto.
Il tavolo di confronto, così come era stato avviato dal presidente della Provincia Stefano Vitali insieme all’onorevole Sergio Pizzolante, non possedeva a nostro giudizio tali condizioni necessarie. E lo abbiamo sostenuto anche oggi, in occasione della convocazione di stamattina.
Crediamo che occorra rilanciare sugli obiettivi, per affrontare nel merito i temi di interesse territoriale che stanno a cuore a tutti. Siamo in prima fila, nelle istituzioni, nel rapporto con gli altri partiti e ciascuno con il proprio ruolo, sui temi della crisi e dello sviluppo necessario per superarla, così come sui temi del futuro delle grandi infrastrutture territoriali come aeroporto, fiera, Trc.
E crediamo fermamente che per trovare le risposte efficaci che servono alla nostra comunità siano necessari la responsabilità di tutti e il sostegno ad un lavoro corale. Così come è avvenuto ad esempio con l’elaborazione del Piano strategico, dove le realtà istituzionali, le parti sociali, associative e le componenti vive della città hanno lavorato dando il loro contributo o nel recente consiglio comunale aperto dedicato alla crisi. E’ questo l’orizzonte della nuova politica: lavorare con la società civile e affrontare nelle istituzioni e con tutte le forze politiche, i problemi da risolvere insieme.
Emma Petitti, segretario Provinciale Pd
Elisa Marchioni, deputata Pd
Lino Gobbi capogruppo Pd consiglio provinciale Rimini
Roberto Piva, consigliere regionale gruppo Pd
Caro Presidente Vitali,
non siamo qui… a scrivere il galateo, ma permettimi di esprimere le perplessità che, in tutta franchezza, la tua convocazione, mi suscita.
Rassicuro sul mio orgoglio: sta benissimo; qui non si tratta di me, o di protagonismi singoli: parliamo di politica, del nostro dovere e di soluzioni ai problemi delle persone.
E’ sempre stata tra le tue facoltà quella di convocare un tavolo istituzionale per chiedere l’impegno di tutti, che ho anche sollecitato personalmente più volte; mi colpisce quindi che tu l’abbia esercitata solo ora e con questa modalità.
Mi viene da chiedere, volendo realizzare un tavolo il più possibile inclusivo, se non fosse però praticabile la possibilità di presentare un documento aperto alle proposte e alla firma, invece che un documento chiuso e già sottoscritto.
E come mai tanti esclusi: tutti dalla fase preparatoria, molti dalla convocazione. Perché non chiedere a tutti di fare parte di questo percorso? Lasciando liberi di aderire o meno. A cominciare dal Senatore Zavoli, l’Assessore Melucci, i segretari dei partiti e i capigruppo in Consiglio dell’Udc, i Verdi, l’Italia dei valori, i Comunisti italiani, che, tra l’altro, fanno parte della maggioranza grazie alla quale puoi sedere alla presidenza della provincia; le altre forze politiche, che non ti sostengono, ma che possono essere interessate ad un patto straordinario. Non si ha traccia delle parti sociali.
Mi viene inoltre da chiedere se l’invito rivolto ai segretari dei due partiti a cui riservi onore e onere di farsi carico della crisi, non rischi di confondere la natura istituzionale della convocazione con una concertazione politica, che avrebbe tenore e portata del tutto diversa.
E’ del tutto condivisibile che si cerchino tutte le strade efficaci per uscire dalla crisi. E ci sono sempre stata perché siamo in una fase in cui il Paese e il territorio chiedono risposte. Attenti però a non compromettere proprio l’operatività del tavolo, perché resta differenza fra soluzioni inedite e soluzioni confuse. E la partenza di questa iniziativa, che non chiarisce chi c’è e perché, chi non c’è e perché, espone al rischio di divenire fonte di divisione invece che di allargamento delle responsabilità.
E guarda bene, ci tengo a ribadirlo, che non sono settaria, faziosa né allergica a guadare oltre gli steccati tradizionali: l’ho dimostrato in diverse occasioni; ulteriore prova ne sia la partecipazione attiva ai lavori dell’Integruppo parlamentare, di cui fanno parte da Bersani a Lupi, da Letta a Realacci, che è un esempio di come ci si possa confrontare sui valori più alti dell’impegno politico e cercare le convergenze possibili; anche a Rimini, prossimamente, avremo un incontro di due figure di primo piano di questo tavolo.
Ci aspettano molte sfide, per cambiare in Italia ciò che attende da troppo tempo un cambiamento vero. Anche negli assetti istituzionali: proprio oggi in Commissione Affari costituzionali comincia il dibattito sul futuro delle province: un dibattito aperto, senza esiti scontati. Per il quale l’apporto delle province stesse è fondamentale, per salvaguardare ciò che tutti siamo chiamati a mettere al primo posto: l’interesse dei cittadini.
Per rispondere a questo compito, ciascuno di noi è chiamato a fare al meglio la propria parte. A mio parere, il più possibile lontano dalle prove di forza, e dai protagonismi che allontanano le persone dalla politica una volta di più.
Caro Presidente,
ti ho espresso le mie perplessità. Ma nessuno ha l’appalto delle scelte giuste, e siccome sono stata votata dalle persone per anteporre ciò che è importante a tutto il resto, se il Presidente della mia provincia, il presidente che fa parte del mio partito, mi convoca per rispondere alla crisi, non posso mancare. Porto con me tutti i dubbi che ti ho esposto, e che esporrò domani, chiedendo di modificare l’elenco degli ammessi e l’agenda. Ma sarò al mio posto, per verificare se al di là di tutto, resti la possibilità di trovare spazi per fare qualcosa di buono per i nostri cittadini con l’impegno di ciascuno.
Elisa Marchioni
Franchigia, votata la fiducia al Governo sul decreto Milleproroghe, con 469 voti a favore, 74 contrari e 5 astensioni. Nel pomeriggio si votano gli ordini del giorno collegati al decreto. «La proroga della franchigia per il 2012 è quindi al sicuro nel testo del decreto, fissata a 6700 euro – dice la deputata riminese Elisa Marchioni – l’abbiamo difesa fino all’ultimo. E martedì prossimo, dopo il voto definitivo sul provvedimento, il decreto passerà al Senato per l’approvazione definitiva».
Calendarizzata in commissione Attività produttive la proposta di legge sui Buoni Vacanza, presentata dalla deputata riminese Elisa Marchioni. Parte così da mercoledì prossimo l’iter parlamentare per approvare la proposta che punta a modificare radicalmente l’attuale sistema dei buoni – vacanza «per rilanciarne l’efficacia: non più un sussidio per famiglie in difficoltà ma un vero e proprio “volano” per incrementare il settore turistico e agevolare chi lavora a trascorrere il proprio tempo libero nelle nostre bellissime località turistiche», spiega Elisa Marchioni, referente alla Camera per il settore Turismo del gruppo Pd. «Oggi abbiamo cominciato l’iter della legge che modifica l’Enit, trasformandolo in Spa a prevalenza di capitale pubblico. Sono già state richieste le audizioni preparatorie, con Enit e ministro dello Sviluppo economico. L’obiettivo è di consolidare l’Enit, che è una risorsa strategica per il turismo nazionale, per farne un ente di riferimento più efficiente, agile e capace di portare il marchio Italia fino alle nuove destinazioni, da cui ci aspettiamo molto».
La proposta di legge sui buoni vacanza è stata sottoposta recentemente ad un confronto con le realtà che si occupano di turismo sociale: Fitus (federazione del turismo sociale), la società che eroga attualmente i buoni vacanza, e con le categorie economiche. «Come Partito democratico crediamo importante sostenere la domanda delle famiglie, e questo provvedimento va in questa direzione. – continua Elisa Marchioni – E spero che possa essere approvato: hanno infatti aderito tutti i gruppi tranne la Lega».
«La proposta di legge trae ispirazione dal modello francese – spiega la deputata riminese – dove i buoni vacanza sono in funzione dal 1985: il meccanismo è molto simile ai buoni pasto, i buoni vacanza sono benefit, incentivi per i lavoratori previsti per contratto, convenienti perché detassati. Mentre in Italia finora hanno usufruito dei buoni circa 7mila famiglie per circa 5 milioni di euro al massimo all’anno, in Francia ogni anno vengono erogati buoni per un miliardo e 400 milioni di euro, a tutto vantaggio dei lavoratori e del mercato del turismo. Con vantaggio per le famiglie, e la loro qualità di vita; e anche per il turismo, che beneficerà di maggiori flussi di visitatori. Senza contare che si potrebbe allargare il mercato consentendo di spendere in Italia anche i buoni vacanza francesi e svizzeri».
«Siamo ormai lontani dagli anni ’60, quando il boom economico generò il turismo di massa: un nuovo benessere diffuso tra milioni di lavoratori, unito alle loro esigenze di migliorare la qualità della vita, si incontrarono con l’inventiva di un tessuto di imprenditori sulle coste, quella riminese in primis. Ora ci troviamo di fronte ad una crisi che colpisce il settore e sta alla politica implementare nuove forme di rilancio, anche ispirandosi ad esperienze estere consolidate. – dice la deputata riminese – In Francia si calcola che per ogni euro di buono vacanza, vengano spesi due euro e mezzo, e quanto non viene incassato dallo stato in tasse sui buoni vacanze viene facilmente recuperato tramite l’Iva».
Al termine di una trattativa tra i parlamentari e il Governo, che aveva espresso parere contrario alla proroga della franchigia per il 2012 per i lavoratori frontalieri, la mediazione cui le parti sono giunte è quella di prorogare la franchigia per il lavoratori frontalieri per un anno, fissandola a 6700 euro. Sono state ore convulse a Montecitorio, dove si discutevano gli emendamenti al decreto Milleproroghe, e tra questi gli emendamenti siglati dai parlamentari Vannucci, Pizzolante e Marchioni insieme ai colleghi liguri e lombardi per i lavoratori italiani che lavorano nelle nazioni confinanti, San Marino, Francia, e Svizzera. E se ieri sera le commissioni I e V della Camera dei deputati li hanno approvati, nonostante il parere negativo del Governo, oggi l’Esecutivo ha chiesto di riaprire la trattativa, forte del parere negativo della Ragioneria dello Stato, e prospettando un parere negativo in Aula.
Invece, la trattativa tra Parlamento e Governo si è risolta in maniera positiva: ci sarà la proroga della Franchigia, per un anno, a 6700 euro. «Siamo riusciti a prorogare la franchigia nonostante ci fosse il rischio reale che il Governo la cancellasse del tutto – commentano i deputati Massimo Vannucci, Sergio Pizzolante ed Elisa Marchioni – abbiamo condotto la trattativa con un interlocutore contrario al provvedimento, forte anche del parere della Ragioneria dello Stato, ed in una fase dei così critica per i conti dello Stato. Proprio per la situazione economica e di tagli in cui ci troviamo, possiamo parlare di un successo, raggiunto con il lavoro condiviso e trasversale di tutti al di là degli schieramenti. E’ un risultato che va letto nel contesto di questo momento economico, di cui tutti siamo consapevoli; è la consapevolezza, che ci fa dire che 6.700 euro di franchigia per un anno, a fronte del rischio di vedere azzerata la franchigia, sono un buon risultato».
Approvata all’unanimità dalla Camera la proposta di legge che sposta al Tribunale di Rimini le competenze sui sette comuni della Valmarecchia. Con 482 sì, la proposta «Modifiche ai tribunali di Pesaro e di Rimini» è approvata e ora torna al Senato per la terza e definitiva lettura. Durante la discussione ha preso la parola la deputata riminese Elisa Marchioni dicendo che è «un tassello importante, un passo doveroso che va a completare il passaggio dei sette comuni in tutti i suoi aspetti. E che, ricordiamo in estrema sintesi, risponde al passaggio di Regione che questo Parlamento ha riconosciuto per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana, a seguito del referendum che aveva indicato in modo oltremodo chiaro la volontà popolare, a norma della Costituzione».
«La legge che approveremo – ha detto Elisa Marchioni in Aula – è auspicata per porre fine a tutti i disagi di dover fare riferimento amministrativo a Rimini e giudiziario a Pesaro. Un percorso attivato in dieci mesi al Senato e in dieci mesi alla Camera, che speriamo venga approvata definitivamente in terza lettura al Senato in modo estremamente rapido per dare immediata operatività al provvedimento e il miglior servizio per chi opera nella giustizia e per i cittadini, che presto non dovranno più andare per alcune servizi a Rimini e per altri a Pesaro».
«Come ha ricordato il relatore della legge – aggiunge Elisa Marchioni – l’esclusione di Montecopiolo da questa legge non compromette un eventuale passaggio futuro in Emilia Romagna e non comporta esiti sulle scelte amministrative. E’ stata una scelta meramente tecnica».
L’emendamento al decreto ‘Milleproroghe’ firmato da Elisa Marchioni, parlamentare del Pd, per la proroga della franchigia di 8mila euro per i lavoratori italiani che lavorano a San Marino, è stato presentato alla Camera, firmato anche dal collega riminese Sergio Pizzolante e dai deputati delle zone liguri e lombarde interessate dal medesimo problema. Anche Pizzolante ha presentato un emendamento, ugualmente firmato dall’on Marchioni: «Abbiamo cercato di segnalare una volontà trasversale all’interno della maggioranza in Parlamento di risolvere il problema della proroga della franchigia per tutti i lavoratori frontalieri, e che solo nelle nostre zone interessa oltre 6000 italiani che lavorano sul Titano».
L’on Elisa Marchioni ha firmato un emendamento del collega Zeller al decreto “MIlleproroghe” che chiede norme burocratiche semplificate per l’applicazione della normativa antincendio negli hotel che hanno meno di 50 posti letto. Domani siglerà anche i diversi emendamenti presentati per i contributi all’editoria per i giornali.
Le « Modifiche dei circondari dei tribunali di Pesaro e di Rimini – proposta di legge n. 4130» già approvata al Senato sarà in discussione lunedì 16 e al voto martedì 17 gennaio nell’Aula di Montecitorio. Quindi è ragionevole pensare che sarà approvata entro la settimana prossima, anche se poi dovrà tornare al Senato per una rapida, auspico, terza lettura. Un iter che mette a posto un tassello importante, e che ci concede il tempo di lavorare per scongiurare il rischio della chiusura dell’ufficio del Giudice di pace di Novafeltria e il trasferimento a Pesaro. Obiettivo per il quale do la mia piena disponibilità a collaborare.
Camera e Senato distano solo pochi isolati, ma talvolta sembrano molti di più; dopo il passaggio dei comuni della Valmarecchia alla provincia di Rimini, appoggiato da tutti i parlamentari in modo condiviso, il suo compimento amministrativo continua a richiedere unità di intenti, tempestività e coordinamento, per affrontare rapidamente tutte le questioni, con successo.
«Una testimonianza del percorso politico che ha preparato in qualche modo l’attuale situazione di governo», e anche «una raccolta parziale ma utile per sintetizzare una parte del lavoro di parlamentare svolto» e infine, un modo per rendere conto dell’attività svolta «tutto ciò che è nato dall’ascolto di chi vive nel territorio e che ho portato a Roma, alla Camera dei deputati o nel confronto con il Governo». Ha molte sfaccettature il volume “I miei primi 40 mesi” di Elisa Marchioni, (scarica il pdf del libro) che raccoglie la sua attività parlamentare dall’elezione nelle liste del Partito Democratico, nell’aprile 2008 ad oggi. Duecento otto pagine che raccolgono, a cura del giornalista Enrico Rotelli, «I progetti di legge presentati, i progetti di legge cofirmati, le interpellanze, le interrogazioni, gli ordini del giorno e gli interventi significativi alla Camera dei Deputati durante la prima metà della XVI Legislatura».
Lo ha presentato all’indomani del voto della manovra del governo Monti, «uno scenario che era fantascienza ipotizzare nel 2008 – ha detto Elisa Marchioni – quando mi sono trovata, dall’opposizione, di fronte alla la più grande maggioranza mai uscita dalle urne italiane, una maggioranza mai così numerosa dal dopoguerra. Una raccolta che è un racconto parziale, perché mancano la politica gli incontri, le persone, l’attività di partito, le assemblee i circoli… ma utile – dice Elisa Marchioni a proposito del volume – perché spiega almeno parte del percorso politico. E’ una raccolta di atti: le leggi presentate, tutte, con lo spirito però «di presentare quelle effettivamente che potenzialmente possano essere approvate». Approvata è stata infatti la legge sottoscritta con altri colleghi, per il passaggio dei 7 comuni dell’Alta Valmarecchia in Emilia Romagna. Tra le proposte presentate, ricorda «la legge sui buoni vacanza, uno strumento che in Francia movimenta un miliardo 600 milioni di euro con un meccanismo di benefit che usano le aziende, simile ai buoni pasto, mentre da noi sono uno strumento da appena 5 milioni euro erogato come sussidio. O la riformulazione dell’Enit, un «ente importante ma che non fa nulla e sul quale abbiamo chiesto una commissione d’indagine per come è stata gestita negli ultimi due anni e sulle assunzioni che sono state fatte». Oppure sulla valorizzazione delle banche del tempo, «una realtà di volontariato nata e radicata nel nostro territorio ma presente a macchia di leopardo in tutta Italia».
In modo analitico nel volume ci sono tutte le leggi presentate, complete di relazione accompagnatoria al dispositivo legislativo, i titoli delle leggi cofirmate, E anche tutte le interpellanze e interrogazioni, circa 40, che rappresentano il sindacato ispettivo della deputata riminese, raccolte in singoli capitoli, ciascuno introdotto da una breve illustrazione sia dello strumento parlamentare, sia della valenza che hanno avuto nell’affrontare i problemi del territorio. «Così come i giornalisti colgono nell’ora delle interrogazioni in consiglio comunale “il polso della città” – ha detto il curatore Enrico Rotelli – così in questo volume si possono cogliere i bisogni, le istanze di un intero territorio nei confronti del Governo e del Parlamento e nello stesso tempo le risposte o i silenzi ricevuti».
Tra le azioni di sindacato ispettivo Elisa Marchioni ricorda quelle riguardanti i lavoratori – frontalieri di San Marino, Scm, Ferretti Yacth – quelle rivolte dal mondo della scuola, sui farmaci, sul processo di unificazione della Provincia con i comuni della Valmarecchia, per citarne alcune. «Ma tutte – ha detto Elisa Marchioni – nate dall’ascolto di coloro che vivono le situazioni e che mi hanno portato la loro voce da amplificare a Roma. Una rete creata da attori sociali, associazioni di categoria, dal lavoro dei sindaci e degli amministratori locali. E del mio partito: con i tre segretari provinciali che si sono succeduti in questi tre anni, Andrea Gnassi, Lino Gobbi ed ora Emma Petitti, i segretari dei circoli e i tanti militanti. E una fase importante, ed è fondamentale la trasparenza della nostra azione politica e la capacità di fare squadra, due aspetti che questo testo testimonia».
La Camera dei deputati «impegna il Governo ad affrontare con urgenza e risolvere nel primo provvedimento utile il problema della proroga, anche per il 2012, della franchigia di 8000 euro per i redditi di tutti i lavoratori transfrontalieri italiani» occupati a San Marino, in Francia, nel principato di Monaco. E’ stato accolto con parere favorevole dal Governo, l’ordine del giorno presentato alla Camera in occasione della manovra e dedicato al problema dei lavoratori frontalieri, oltre 12 mila tra Emilia Romagna, Marche, Liguria e Lombardia, presentato in modo “bipartisan” dai deputati locali Sergio Pizzolante, del Pdl, ed Elisa Marchioni del Pd (prima firmataria), insieme ai colleghi marchigiani e liguri Narducci, Scandroglio, Vannucci, Tullo, Rossa.
«Sappiamo bene che per risolvere il problema occorre una legge ordinaria – dicono i deputati riminesi Elisa Marchioni e Sergio Pizzolante – ma era importante riuscire a fissare almeno due cose: innanzitutto cercare di rassicurare i lavoratori frontalieri, coperti con la franchigia fino alla fine del 2011 ma preoccupati perché nulla si sa ancora per il prossimo anno. L’altra nostra preoccupazione era creare un terreno politico con il Governo per sensibilizzarlo su questo tema. Con questo atto di indirizzo della Camera dei deputati, e l’avallo del Governo, questo obbiettivo è stato raggiunto, ora attendiamo la proroga al più presto possibile, probabilmente già nel decreto Milleproroghe».
Negli anni scorsi, anziché andare verso un miglioramento, la crisi ha innescato un meccanismo di peggioramento: non è arrivata la legge ordinaria e, per effetto della difficile congiuntura economica la franchigia di 8 mila euro, varata nel 2003, «non è stato aumentata nel corso degli anni, né le iniziative parlamentari per adeguarlo all’aumento del costo della vita hanno avuto seguito». I parlamentari riminesi e i colleghi delle altre regioni hanno portato all’attenzione della Camera e del Governo anche l’evoluzione della fiscalità di San Marino: la mancata detrazione del 9 per cento, applicata solo sulle buste paga dei lavoratori frontalieri italiani che il Governo sammarinese ha varato nel dicembre in Finanziaria. Prelievo che, ha condiviso l’aula di Montecitorio approvando il testo, «oltre a ledere il diritto all’uguaglianza del trattamento dei lavoratori negli stessi luoghi di lavoro, determina un sensibile peggioramento delle condizioni economiche dei lavoratori frontalieri occupati a San Marino».
Roma, 15 dic “Una commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione commissariale dell’Agenzia nazionale del turismo (Enit); in particolare è necessario fare chiarezza su una lunga serie di vicende che hanno interessato la gestione commissariale tra il giugno 2009 e poche settimane fa quando alla guida del ministero c’era Michela Vittoria Brambilla”. Lo dice il deputato Pd in commissione Attività produttive Ludovico Vico che ha presentato la proposta di legge per istituire la Commissione di inchiesta insieme alla deputata democratica Elisa Marchioni. “Fra le altre – prosegue Vico -, è necessario fare luce su una vicenda come quella della nomina del direttore generale dell’Enit direttamente da parte di Matteo Marzotto, commissario straordinario, senza richiedere il parere delle Regioni. Poi ci sarebbe da approfondire il caso della società Convention Bureau spa, creata nel 2011 per promuovere il turismo congressuale che ha avuto forti perdite finanziarie e ha agito al di fuori di qualsiasi verifica della Corte dei conti. Ci auguriamo che quanto prima si giunga all’istituzione della commissione di inchiesta sulla catastrofica gestione dell’Enit avvenuta con l’ex ministro Brambilla”.
AgenParl, Agenzia parlamentare per l’informazione politica ed economica
Un tavolo di crisi per la Ferretti Yachts al ministero per lo Sviluppo economico, per salvaguardare uno dei marchi più prestigiosi del Made in Italy, le parti sociali e i rappresentanti delle istituzioni regionali e locali interessate. E’ la richiesta che avanza al ministero la parlamentare riminese Elisa Marchioni, insieme ai colleghi Vannucci, Giovanelli, Brandolini, Merloni, Sanga, Andrea Orlando, Cimadoro e Misiani, sulla delicata situazione dell’importante azienda navale, con cantieri a Forli, La Spezia, Ancona, Cattolica, Sarnico, Marotta di Mondolfo, San Giovanni in Marignano, da alcuni anni in difficoltà. L’impresa conta circa 2mila dipendenti oltre ad una forte presenza di indotto in Emilia Romagna, Liguria, Marche e Lombardia.
Attraverso un’interrogazione in commissione Attività produttive alla Camera dei deputati, Elisa Marchioni sollecita il ministero, ricordando che «dopo la pesante crisi finanziaria del gruppo, causata dal disimpegno dei fondi di investimento Permira e Candover, accentuata della crisi economica mondiale che ha ridotto il fatturato, il nuovo management, chiamato a seguito dei nuovi assetti proprietari (tra i soci risulta essere anche Mediobanca) scaturiti dalla conversione del 50% del debito in azioni, ha ridefinito gli assetti dell’attività aziendale e le politiche di sviluppo nel breve e medio termine. Tali assetti sono stati confermati dai risultati operativi del biennio 2010-2011»
Il management dell’azienda ha annunciato un piano di rilancio, ma, «pur annunciato da mesi, il piano di rilancio non è a tutt’oggi stato presentato, mentre l’operatività dell’azienda risente pesantemente della mancanza di prospettive di medio e lungo periodo.» Nel settembre scorso il gruppo industriale Cinese Shantui Heavy Industry Group ha presentato una proposta di acquisto e finanziamento dell’attività aziendale. Questa proposta è stata giudicata inadeguata dall’attuale proprietà detentrice della maggioranza delle azioni e dell’indebitamento. Il rifiuto della proposta ha comportato un impegno delle banche, coordinate da RBS, che già hanno convertito due anni fa il 50% del credito in azioni, a prevedere una nuova ristrutturazione del debito prevedendo altresì una immissione di nuovo capitale indispensabile allo sviluppo dell’impresa»
«Le incertezze che tuttora permangono stanno creando notevoli problemi alla gestione operativa e rischiano di compromettere lo sviluppo dell’impresa e dell’indotto – scrive Elisa Marchioni – che sta pagando duramente le difficoltà finanziarie dell’impresa che rischia di portare alla chiusura di piccole e medie imprese indispensabili per il futuro». E si chiede «se il ministro sia informato della vicenda, se stia monitorando la situazione, e quali iniziative intenda tempestivamente porre in essere per favorire la conclusione dell’operazione di ricapitalizzazione e scongiurare il blocco delle attività dei cantieri che produrrebbe gravissimi danni sociali ed economici».
Rapporti farraginosi con la burocrazia, forti difficoltà di accesso al credito, mancanza di valorizzazione delle qualità aziendale e dell’affidabilità in sede di appalti pubblici: sono alcuni dei punti dolenti che le categorie economiche hanno voluto rappresentare nel lavoro di tutti i giorni dei loro associati nel seminario di confronto organizzato dall’Unione provinciale e dal gruppo parlamentare Pd alla Camera dei deputati, svoltosi quest’oggi. Invitate tutte le associazioni imprenditoriali, la richiesta rivolta dalla politica era un contributo franco e aperto sulla bozza di programma per il lavoro autonomo e la micro e piccola impresa, che sarà presentato il 26 novembre a Monza, durante la conferenza nazionale del Pd. E il mondo imprenditoriale ha accolto l’invito, ha dichiarato il proprio apprezzamento sia sull’incontro sia sui contenuti del documento. Ma ha anche colto l’occasione per sottolineare gli spazi di lavoro che il mondo imprenditoriale auspica, a livello nazionale come a livello locale.
A fare gli onori di casa la segretaria provinciale Pd Emma Petitti – mentre la co organizzatrice, la deputata Elisa Marchioni, è dovuta tornare a Roma per il voto di fiducia al primo governo Monti – insieme al responsabile del dipartimento nazionale Turismo Armando Cirillo, al responsabile regionale Pd del Dipartimento Imprese ed Economia Paolo Bonaretti e all’assessore regionale al Turismo Maurizio Melucci. Nutrita la platea di addetti ai lavori – è il caso di dirlo – con tutte le associazioni di categoria rappresentate: commerciali, artigiane e cooperative. I cui esponenti non hanno risparmiato né gli spunti di riflessione sulle proposte programmatiche né le analisi sulle difficoltà che stanno incontrando le imprese in questa delicata congiuntura.
L’accesso al credito bancario uno dei punti più rimarcati, con diverse sfumature invece sul modo di potenziare i consorzi fidi delle imprese. Apprezzata l’impostazione di dedicare forte attenzione alla micro, piccola e media impresa, quando in Italia “si è tutto incentrato sulle grandi imprese, mentre oggi è il grosso delle pmi a tenere”. Ma anche critiche sul sistema degli appalti, con il massimo ribasso che non premia abbastanza le aziende a qualità certificata o in regola con i pagamenti contributivi. E sempre sul rapporto con l’ente pubblico, forte attenzione ai tempi di pagamenti, dilatatisi in conseguenza ai tagli nelle varie finanziarie e manovre. La richiesta di valorizzazione del commercio di vicinato e infine il rapporto tra ente pubblico – impresa da un punto di vista burocratico, sia per quanto riguarda i tempi ma anche per le documentazioni richieste. Spunti di riflessioni sia per il documento Pd nazionale sia per le politiche locali, che hanno convinto gli organizzatori a considerare questo appuntamento come il primo di una serie di approfondimenti tematici.
Ho conosciuto Oronzo Zilli in consiglio comunale, e in commissione. Praticava con passione la politica come dovrebbe essere, il luogo in cui si è avversari sulle idee ma ci si rispetta come persone. Mi torna in mente un’immagine di festa: accettò con entusiasmo, subito, di partecipare alla serata di solidarietà di Natale che organizzavamo, al teatro Novelli, dove la ‘corrida degli amministratori’ era l’occasione per raccogliere fondi per famiglie in difficoltà. Chi cantava, chi recitava… Oronzo, elegantissimo, si esibì in un tango perfetto. Lo ricorderò così.
«Noi del Pd abbiamo dovuto fare la nostra parte, mi aspetto che ora il governo faccia altrettanto: oggi in Senato sono stati ritirati tutti gli emendamenti presentati dal nostro gruppo, compreso purtroppo quello sulla proroga della franchigia per i frontalieri. Lo abbiamo fatto con grande rammarico, ma mi aspetto che il governo, dopo le rassicurazioni dei giorni scorsi, assuma nel testo del provvedimento quanto richiesto dall’emendamento”. Così la deputata riminese Elisa Marchioni commenta quanto sta accadendo al Senato, dove ai colleghi senatori Pd aveva “consegnato” la proposta per la franchigia anche al 2012, puntualmente presentata. Poi, il colpo di scena di martedì alla Camera e l’accelerazione delle ultime ore, con l’urgenza di votare la legge di stabilità al più presto. «L’incertezza legata alle dimissioni solo annunciate e differite dal Presidente del consiglio ha causato un crollo dei mercati che genera grande preoccupazione. La risposta del Partito democratico è stata la disponibilità ad accelerare l’approvazione della legge di stabilità per arrivare in tempi rapidissimi a dare una guida certa all’Italia», spiega la deputata riminese.
«Siamo disponibili così ad arrivare al voto per la legge di stabilità entro domenica. Non significa che voteremo a favore, ma che rinunciamo ai tempi di dibattito per consentire l’approvazione più veloce possibile, per responsabilità nei confronti degli italiani – ha detto Elisa Marchioni – Questo ha penalizzato le nostre richieste: l’istanza che chiede la proroga della franchigia è molto forte, esplicitata dal lavoro costante mio, dei colleghi parlamentari e di tutti coloro che sono impegnati in questa azione di equità verso i nostri lavoratori a San Marino, come testimonia la lettera inviata dai partecipanti al tavolo unitario convocato da Provincia e Comune insieme alle istituzioni di San Marino, ai sindacati e al coordinamento frontalieri. So bene che oggi non era possibile fare diversamente: la casa brucia, è il momento dell’emergenza. Ma di un’altra cosa sono sicura: la questione franchigia, mercati o non mercati, non può essere chiusa, può solo essere differita. In caso la proroga della franchigia non fosse recepita nella legge di stabilità, useremo ogni provvedimento per riproporre questo tema in tempo utile per l’anno 2012».
E’ finita con il Presidente del consiglio, prima come accasciato su se stesso e a occhi fissi sul tavolo, che visionava i tabulati con gli elenchi dei voti espressi, circondato da ministri e sottosegretari. Come a volersi rendere conto davvero. Il rendiconto dello Stato è stato approvato oggi alla Camera, con 308 voti a favore, con tutto il governo schierato. 309, a voler proprio contare un’uscita improvvida o calcolata a seconda delle interpretazioni, con rapido rientro seguito da ampie scuse. Non ci sono giochini di prestigio che tengano: 630 parlamentari, la metà più uno fa 316. Le opposizioni in modo compatto hanno deciso di non partecipare al voto, qualcuno col tesserino alto. Nessuna esultanza, dopo la proclamazione del risultato che sancisce che non esiste più una maggioranza a sostegno del governo: nessuno può rallegrarsi di questa paralisi politica annunciata, di cui tutti i cittadini pagano un caro prezzo.
Subito dopo il voto, ha chiesto la parola in aula il nostro segretario, Pierluigi Bersani, per chiedere ancora una volta, un gesto di responsabilità da parte del Presidente del consiglio: la presa d’atto che il governo non ha più le risorse per fronteggiare la situazione e non è più appoggiato dalla maggioranza del parlamento. Le voci dicono che il presidente Berlusconi non ritiene di dimettersi. E’ atteso al Quirinale per le 18.45 per quello che Berlusconi dichiara essere solo un confronto, non per rassegnare le dimissioni.
Discussione della mozione Reguzzoni ed altri n. 1-00747 concernente iniziative per garantire la piena attuazione della legge n. 55 del 2010 e per promuovere una specifica normativa europea in materia di marchio di origine. Elisa Marchioni è intervenuta sulla mozione del collega Pd Andrea Lulli.
Elisa Marchioni – Signor Presidente, oggi con la mozione in esame torniamo in aula a parlare di made in Italy e di tutela delle nostre aziende, un tema che ci sta a cuore e che abbiamo dibattuto tante volte in Commissione X e sul quale ci siamo soffermati già in altre circostanze, anche sul tema della contraffazione, che abbiamo trattato a lungo anche con Pag. 54una mozione specifica, sulla quale si è trovato l’accordo del Parlamento sull’esigenza di tutelare le aziende. La contraffazione si stima abbia un giro d’affari di circa 10 miliardi di euro. Dico solo due cifre per collocare un po’ questo tema così importante, ma anche così gravoso e così oneroso. La contraffazione quindi pesa per 10 miliardi di euro sulla nostra economia.
Un’economia già provata, già difficile, con aziende che, nonostante questo momento di grave difficoltà, costituiscono una delle colonne portanti dell’economia del nostro Paese. Le aziende manifatturiere, le aziende della produzione, costituiscono un valore aggiunto complessivo di circa 630 miliardi di euro e danno occupazione a circa 17 milioni di addetti di cui 11,4 milioni di dipendenti.
Noi, di questo patrimonio, abbiamo la necessità e il dovere di occuparci; il Parlamento italiano ha varato una legge di tutela proprio per le imprese, e insieme a loro anche per tutti i consumatori che sono l’altro polo che ci interessa davvero tutelare e proteggere e a cui è necessario garantire che il prodotto che acquistano e che utilizzano risponda effettivamente alle caratteristiche promesse nelle etichette, che si tratti di un prodotto sicuro e che abbia superato i controlli di qualità che ne garantiscono l’utilizzo.
La necessità, quindi, di tutelare le imprese e i consumatori aveva spinto questo Parlamento e il nostro gruppo a votare a favore della legge 8 aprile 2010, n. 55, di cui abbiamo già sentito parlare alcuni colleghi, che riguardava la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri, con lo scopo di assicurare, con una etichetta sicura, la provenienza e la garanzia di dove questi prodotti fossero stati lavorati. Tutto ciò con l’obiettivo di tutelare le aziende del made in Italy e i consumatori che possono altrimenti essere indotti a comperare merci che si propongono con un brand italiano e invece non sono prodotti in Italia se non in minima parte.
Quando abbiamo votato questa legge, eravamo consapevoli che essa presentava delle criticità soprattutto nei confronti dell’Unione europea e che quindi poteva in qualche modo contribuire ad essere uno stimolo per aprire un dibattito con la stessa. Esattamente per questo abbiamo votato a favore perché, mentre il mercato dell’Unione europea ha fatto prevalere nelle posizioni soprattutto l’ancoraggio al principio per cui alla libera circolazione delle merci non devono essere frapposti ostacoli, tuttavia, altro elemento importante e costitutivo dell’Unione europea è anche la pienezza dell’informazione al consumatore finale. È su questo punto che noi, votando a favore della legge n. 55, abbiamo auspicato si Pag. 56potesse aprire una trattativa con l’Unione europea rendendo un valore sempre più centrale la consapevolezza del consumatore che ha necessità di un’informazione corretta.
Tale legge però è rimasta inapplicata e si è arenata sulla concertazione con l’Unione europea perché mancano i decreti attuativi. Il primo obiettivo, quindi, di questa mozione che oggi sto illustrando, presentata dal Partito Democratico, è proprio quello di chiedere al Governo di attivarsi immediatamente per assumere le iniziative necessarie affinché la procedura di informazione comunitaria ai sensi della direttiva 98/34/CE riguardante la legge 8 aprile 2010, n. 55, si concluda positivamente e poi ad emanare immediatamente i decreti ministeriali previsti dall’articolo 2 della legge n. 55 e dall’articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito nella legge n. 73 del 2010.
Anche qui vi è un aspetto importante perché con un comma veniva istituito un fondo presso il Ministero dell’economia e delle finanze con una dotazione di 5 milioni di euro per l’anno 2010 destinato a misure di sostegno e incentivazione delle imprese e dei distretti dei settori tessili e dell’abbigliamento che avessero applicato il sistema di etichettatura dei prodotti previsto dalla legge n. 55. Anche questo comma, il 4-quinquies, doveva essere attuato con un decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, ma ad oltre un anno e mezzo di distanza questi decreti non sono stati emanati. Soprattutto per effetto di questa stasi, per questo stop dell’Unione europea e per la mancanza dei decreti attuativi, la legge non sta funzionando; è più questo, io credo, rispetto a quanto sostenuto dal collega della Lega Nord Padania, che non piuttosto la volontà di non applicarla da parte, ad esempio, dell’Agenzia delle Dogane.
C’è un secondo punto, tuttavia, che noi poniamo con la nostra mozione: un punto importante che riguarda l’ACTA, e cioè l’Anti-Counterfeiting trade agreement, che è un accordo contro la contraffazione a livello mondiale in via di concertazione e che presenta alcuni nodi di criticità dei quali vado brevemente a trattare.
Il 2 dicembre 2010 è stato approvato un testo definitivo di questo Accordo, dopo tre anni, dopo dieci round negoziali e dopo molte polemiche legate principalmente alla mancanza di trasparenza delle trattative, per cui non era mai stato diffuso alcun testo su quanto si stava discutendo. Il testo è stato Pag. 57discusso dai rappresentanti dell’Unione europea, dell’Australia, del Canada, del Giappone, della Corea, del Marocco, della Nuova Zelanda, di Singapore, della Svizzera e degli Stati Uniti, nella assoluta assenza però dei Paesi dai quali soprattutto si generano flussi di merce contraffatta, come ad esempio la Cina. Una mancanza di trasparenza segnalata anche dal fatto che nel mese di marzo del 2010 il Parlamento europeo ha dovuto ufficialmente e formalmente chiedere una maggiore trasparenza sulle trattative ottenendo parere favorevole, con 633 voti favorevoli e solamente 13 contrari. Tuttavia non è solo un problema di metodo sulla concertazione di ACTA, ma anche di contenuto infatti all’interno di ACTA ci sono alcuni punti critici per l’Italia soprattutto risulta marginale la tutela dell’indicazione geografica dei prodotti e la difesa di questo punto attivata dal Parlamento europeo risulta, a nostro parere, troppo tiepida.
Il Parlamento europeo infatti si è espresso nella risoluzione del 24 novembre del 2010, quando ha votato una proposta presentata dal gruppo PPE ed ECR approvata con 331 voti a favore e 294 contrari nei quali si definisce l’ACTA un passo nella giusta direzione – e sicuramente concordiamo anche noi che sia necessario un passo a livello sovranazionale e sovraeuropeo contro la contraffazione – si limita però a sottolineare l’importanza della protezione delle indicazioni geografiche per le imprese europee e per l’occupazione dell’Unione europea.
In qualche modo noi pensiamo che questo aspetto possa essere invece sottolineato con maggiore efficacia. Il Parlamento europeo ha infatti rigettato un’altra risoluzione comune, più critica, proposta dai Socialisti, dai Verdi dalla Sinistra e dai Liberali, che metteva in luce che la Commissione europea ha ripetutamente affermato l’importanza di far rispettare la protezione delle indicazioni geografiche. In questo senso ha posto una maggiore attenzione e sottolineatura di come, all’interno di ACTA, questo tema possa essere posto con maggiore efficacia a tutela proprio dei prodotti nazionali.
In questa risoluzione, che non è stata approvata, non accolta, i parlamentari europei che l’avevano sottoscritta consideravano anche la posizione della Commissione, che affermava di avere garantito considerevoli progressi in relazione alla protezione delle indicazioni di origine geografiche e chiedevano che il comitato ACTA operasse con maggiori aperture, che fosse più inclusivo e trasparente, e incaricava la Pag. 58Commissione europea di presentare in tempo utile anche le raccomandazioni concernenti proprio la governance del comitato ACTA.
ACTA è stato intanto ratificato il 1o ottobre del 2011, quando si è tenuta a Tokio una cerimonia durante la quale un primo gruppo di otto paesi – Australia, Giappone, Canada, Corea del sud, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore e Stati Uniti – ha ratificato l’Accordo. L’Unione europea e altri paesi come il Messico e la Svizzera non hanno ancora ratificato l’accordo in attesa della conclusione delle rispettive procedure interne di approvazione.
Siamo quindi ancora in tempo a concordare che all’interno di questo atto sia prevista una maggiore tutela per i prodotti IG che a noi interessa di più. La procedura europea infatti il Consiglio è ancora nella fase di valutazione nel testo e non sono ancora state coinvolte la Commissione e il Parlamento europeo, che comunque secondo tale procedura non potrà proporre emendamenti al testo dell’Accordo. Allora, è molto importante che anche se risulta che il Governo italiano abbia manifestato perplessità su questo Accordo, il Governo si attivi immediatamente proprio perché venga richiesta una modifica del testo per segnalare che non siamo d’accordo su questa scarsa tutela delle IG italiane e perché invece sia data approvazione la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull’indicazione del Paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi. Quindi che il tutto il tema delle etichettature e del made in – a noi interessa il made in Italy, ma ciascuno dei Paesi vuole ovviamente difendere la tipicità dei propri prodotti – venga di nuovo affrontato in modo più forte e in modo più consapevole da tutta l’Unione europea. Quindi, questo è il secondo punto che intendiamo sottolineare con questa mozione. È importante perché la Commissione e il Parlamento europeo saranno chiamati a concludere la procedura di adesione all’Accordo nei primi mesi del 2012, quindi non abbiamo moltissimo tempo, tuttavia il tempo rimane. Concludo quindi segnalando di nuovo i due punti su cui questa mozione chiede al Governo un impegno preciso.
Il primo è quello di rendere immediatamente operativa la legge n. 55 del 2010 con i decreti attuativi e con la conclusione della procedura di concertazione in sede europea. Il secondo è di attivarsi perché l’accordo di ACTA sia quello che deve essere – ed è importante che lo sia -, cioè un Accordo internazionale, sovranazionale che difenda contro la contraffazione le nostre imprese, ma che all’interno di questo Accordo non vi siano degli aspetti che, invece di essere a vantaggio delle nostre imprese, rischino di penalizzarle fortemente, perché non riesce a cogliere che alcune delle tipicità vanno assolutamente sostenute e tutelate. Per questo presentiamo questa mozione e chiederemo al Parlamento di votarla con noi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
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