Facebook. Ovvero, come rinasce la cara vecchia parrocchia in digitale.

"Come, non sei su Facebook?!". Aaaaaah ma è 'na fissa questa... In una settimana, tolto lo spam, nella casella di posta sono restati per lo più inviti ad iscrivermi. Poi ci si mette anche Claudia, nell'uggiosa piazza Cavour... Vabbé, accogliamo l'invito e mettiamoci su Facebook: vediamo com'è.

Già c'è Cristian che non fa altro che parlare di social content. Io lo seguo, è il mio guru... Delicius... fantastico: un'ancora di salvezza nel mare magnum della navigazione. Twitter... una manna. Peccato che non faccio mai granché, per cui non mi sono twittizzato (o twitterarizzato?! Vabbé, quella roba lì). Però alla fine mi sono iscritto. A Facebook. Click e via.  Continua la lettura »

Guru, intellettuali, Paz e cronaca cittadina. Tutto in un calderone.

Occazzo, adesso sono un "guru" del Pd, finito nel calderone "degli intellettuali di riferimento" del Comune. Devo dire che la stampa locale non mi lesina soddisfazioni, ultimamente. A partire dal "trombato di lusso" che mi ha simpaticamente appioppato il buon Mario, quando è nato il Pd a Rimini. Questa volta le soddisfazioni me le da il titolista della Voce di Rimini e il buon Paolo Facciotto, con il quale qualche anno fa ho collaborato, io all'Ufficio Stampa del Comune - ultimo anno legislatura Chicchi - lui a Rimini Turismo. Poi io mi sono messo a fare lo zingaro della comunicazione e lui è passato alla Voce. Sic transit gloria mundi.

Oggi, dalle colonne del suo giornale, ha dedicato un articolo alla lettera aperta "sul Paz. E non solo." , che ho firmato con un altro po' di persone. Intanto, grazie dell'attenzione. L'articolo, tratto dalla rassegna stampa della Provincia, lo trovate allegato in pdf.  Continua la lettura »

Cultura, saperi, spazi e libertà: lettera aperta alla città per il Laboratorio Paz. E non solo.

Cara Rimini,

la chiusura del Laboratorio Paz, per la seconda volta, rappresenta una perdita per il tessuto culturale cittadino. Nella prima esperienza, il Laboratorio Paz ha utilizzato una scuola disabitata, espulsa dalla produzione di saperi, restituendola alla vita culturale con strumenti e metodi diversi dai consueti, ma non per questo con inferiore dignità. Ciononostante, l'Amministrazione comunale ha preferito interrompere, con una scelta discutibile e miope, questo esperimento urbano di socializzazione, impoverendo il tessuto creativo della città e riportando quel luogo nello stato di abbandono in cui si trovava. Una scelta politica che ha schiuso gli eventi che si sono susseguiti.

Questa volta la chiusura del Laboratorio Paz impiantato nell'ex stabilimento Granarolo, è ancora più grave, per un duplice motivo:

perché l'esperimento è stato portato su temi che interrogano la nostra stessa cittadinanza, con sempre più pressante esigenza ma senza risposte esaustive: il lavoro, il riutilizzo degli spazi urbani in una chiave armonica e rispettosa dell'ambiente, il contrasto alla speculazione edilizia, la necessità di socializzazione nelle aree periferiche di Rimini. E, quindi, ha rivelato l'urgenza, la necessità e i limiti amministrativi di trovare nuove e più esaurienti risposte a questi temi;

perché i promotori del Laboratorio, pur elaborando temi e proposte culturali e politiche non violente, socializzanti, aperte alle collaborazioni, sono stati colpiti da provvedimenti di ordine pubblico eccessivi. Sono stati trattati come soggetti pericolosi per l'ordine pubblico. Noi rigettiamo questo status para-terroristico, critichiamo i provvedimenti presi nei loro confronti, rimettendo al centro dell'attenzione della cittadinanza la valenza culturale delle loro proposte, la volontà di promuovere nuove formule sociali, il dinamismo, lo sforzo di coinvolgimento degli attori impegnati in una crescita culturale e sociale cittadina, il valore democratico del loro agire.  Continua la lettura »

«Ci siamo»: l'Unità (ci e mi) regala qualche ragionevole motivo di orgoglio

Oggi è uscita la nuova "L'Unità". Il titolo principale è "Ci siamo". Parla della manifestazione del Pd a Roma, ma non io l'ho letto così. L'ho letto come dichiarazione del giornale, uscito con un nuovo formato, una nuova veste grafica e, sfogliandolo, con un nuovo spirito. Quel "Ci siamo" mi ha emozionato, perché mi comprendeva: pagine 44 e 45, l'intervista a Miguel Benasayag , la prima cosa che sono andato cercare. Un po' infantile, lo so. Ma sapevo del lavorio intorno alla nuova edizione, che sarebbe uscito il 25 ottobre, avevo quindi questa duplice attesa, che covava sotto la rilassatezza che accompagna i lavori fatti e spediti, e quindi archiviati nel passato, ormai inesistenti all'oggi e al domani.  Continua la lettura »

Galeotto quell'sms a Telesanterno: ospite per una sera

Telesanterno, Ieri sera sono stato ospite di una trasmissione televisiva, Decoder, l'approfondimento di Telesanterno condotto da Antonella Zangaro e Andrea Musi. "Galeotto quell'sms" il titolo della simpatica esperienza (che potete guardare sul sito di Telesanterno fino a venerdì prossimo), alla quale ho partecipato come "esperto di comunicazione". Il che, timido come sono, mi ha fatto non poco sorridere. Ma anche molto piacere, essendo un debutto: mai stato prima ad una trasmissione tv come ospite. Di solito, quando ho lavorato a Teleromagna, invitavo io per conto della redazione. Ma, per fortuna, c'è sempre una prima volta. E per come è andata - divertente e interessante - spero non sia l'ultima.  Continua la lettura »

La mia piccola maratonina gialla conclusa con “Maigret e la giovane morta”

A giugno Adelphi ha lanciato una promozione: sconto sui testi di Georges Simenon. Cento titoli, tra la saga di Maigret e i "romanzi - romanzi", come li chiamava il belga. E i miei librai di fiducia, Mirco e Giorgia, hanno rimpinguato la chiazza gialla sullo scaffale, la fila di dorsi dedicati a Maigret, ampiamente saccheggiata. Ne avevo letti poco più di una trentina, e l'occasione - il rinnovo del parco titoli ormai doppi - era troppo ghiotta. Ho preso il cataloghino promozionale, una penna, e ho segnato i titoli letti, confrontandoli uno ad uno: quei patacca dell'Adelphi hanno ordinato per titolo, mica per numero d'uscita... Poi, a salve di 4 o 5 volumetti alla volta, ho segnato i nuovi acquisti. L'altro ieri gli ultimi cinque. Oggi ho concluso Maigret e la giovane morta (Maigret et la jeune morte, 1954). Struggente la ragazzina, alla deriva per Parigi, la cui sfortunata storia si è conclusa sul selciato. E da lì è stata ricostruita attraverso le indagini. Bellissimo. Un bel modo per finire i 59 romanzi pubblicati da Adelphi in italiano sul commissario, dei 79 che Simenon ha scritto. E cominciare a leggere quelli ancora da tradurre.  Continua la lettura »

Una vita inseguita dai luoghi comuni. Anche oggi.

C'è uno strano destino in chi, come me, ha un soprannome come Kikko. Con o senza kappa, sei perseguitato dalla pubblicità dell'omonima casa di prodotti per bambini. E quindi, da quando cominci a frequentare i luoghi pubblici, dove incontri tuoi pari, asilo, scuola, catechismo, lavoro e tutte le diavolerie sociali - inclusa la disco - il lavoro dei pubblicitari ti si riversa contro. Quasi una maledizione. "Piacere, Kikko..." "Dove c'è un bambino...", ovviamente cantilenato. Le scelte sono poche: o cancelli il soprannome - e in Romagna è un problema, te ne affibbiano un altro, magari nemmeno di tuo gusto - oppure ti armi di rassegnazione e impari a gestire gli sguardi, permeandoli. Non di odio, a che serve poi: i motti o sono per presa in giro, e la rabbia li alimenta, o sono battute di spirito innocenti, scontate ma innocenti. Ecco, negli sguardi puoi solo dire: toh, che gustosa novità questa battuta, l'ho sentita solo dalla prima elementare!!!  Continua la lettura »

Maigret, l'affittacamere e la vita intima dell'aria

Janvier, l'ispettore di Maigret, si è beccato una pallottola in piano petto, mentre sorvegliava una pensione in rue Lhomond. Faceva la posta a un rapinatore, che col complice aveva rapinato un piccolo locale notturno, la "Cigogne", in rue Campagne - Premiére, a Montparnasse, all'ora di chiusura. A volto coperto, con una pistola in pugno. Uno dei due era stato riconosciuto dall'addetta ai bagni come cliente, poco prima della rapina. Un dettaglio dei pantaloni è bastato per identificarlo e trovare la residenza, l'affittacamere in rue Lhomond. Nella camera, oltre alla metà dei soldi, una pistola giocattolo. Ma del tipo, dopo 4 giorni di appostamenti, nessuna traccia. Poi, nella notte, quel colpo di pistola.

Maigret va a trovare il suo ispettore appena uscito dalla sala operatoria. Entra nella stanza e Georges Simenon ci regala questa frase:

Un largo fascio di luce, vibrante di un finissimo pulviscolo, attraversò la camera e parve svelare all'improvviso la vita intima dell'aria.

Georges Simenon, Maigret e l'affittacamere (Maigret en meublé, 1951), Adelphi, 2002

Debutto – Sette: Salto

img_3544Allora, siamo tutti lì. Valeria con il cappellino giallo e quel tubino che è tanto aderente e scollato che sembra che debba scoppiare tutto lì sul palco da un momento all'altro. Francesco è un incrocio tra il fratonzolo godereccio del "Nome della rosa", quello finito sul rogo, e l'Abate Flauchelafleur, il precettore del baroncino Cosimo Piovasco di Rondò. Alice ha il cappellino giallo da monello girato indietro, quello che non strozza. Manca solo che dica "Signorina Margheritaaaa" e Sordi le farebbe un baffo. Federico, che ha fatto lo sburone per tutto il laboratorio, è pallido come un cencio: più che un naufrago, sembra un galeotto della Guyana francese. La Patty è irriconoscibile: tutta truccata e con il vestitino corto, sta agli occhi come la carta moschicida alle mosche: vischiosissima. Silvia ha indossato i panni del pittore e smesso l'aplomb, per riconoscerla ci vorrebbe il cartellino identificativo.  Continua la lettura »

Debutto – sei: Prova tecnica (bah...)

img_3461Allora, eravamo lì, al pomeriggio, il palco pronto, la sabbia tutta sparsa, la prova generale già fatta - due giorni prima perché quei cazzoni del teatro la sera prima avevano dato la disponibilità a uno spettacolo di cori, fregandosene che dovevamo fare lo spettacolo il giorno dopo e noi quindi non abbiamo potuto fare la generale il giorno prima e nemmeno allestire la scenografia e abbiamo dovuto allestirlo nel pomeriggio stesso dello spettacolo, ma vabbé, sono sgambetti da cazzoni e si sa che di cazzoni è pieno il mondo - e avevamo in programma una prova tecnica. Che ancora non ho capito che cos'è una prova tecnica. Ma tutti lo dicevano come se per loro fosse una roba normale...  Continua la lettura »

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